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Il Reskilling, la nuova tendenza del risparmio

Elisabetta Gatto
L'Italia Corrente

I nostri nonni sapevano costruire barche, case e mobili, tessere fibre, lavorare la ceramica, far funzionare il mulino, saldare l’acciaio. Erano apicoltori, sarte, boscaioli. Tutti insieme davano forma alla comunità e ne soddisfacevano i bisogni.

Ma siamo proprio certi che nell’era del progresso tecnologico non ci sia spazio per i mestieri artigianali? I dati della ricerca “Maestri del fare. Indagine socio-economica sulla domanda dei mestieri d’arte a Milano” mostrano che non tutte le professioni del passato sono sparite e anzi in alcuni settori, come la moda, il design, l’oreficeria o l’arredamento, il milanese e la Brianza hanno mantenuto una significativa presenza di alto artigianato. Liutai, sarti e vasai, decoratori del vetro o del legno abbandonano il medioevo a cui erano stati confinati per approdare sul mercato, sempre più richiesti.

Certo, occorrono talento, abilità manuale, competenza tecnica, conoscenza dei materiali, ma molti - giovani e meno giovani - oggi scelgono di accettare questa sfida: riacquisire competenze che stanno scomparendo, soprattutto nella produzione di beni primari, come il cibo, l’abbigliamento, le abitazioni e l’energia, per riqualificarsi, essere competitivi e far fronte alla disoccupazione.

Il primo passo è quello di recuperare l’eccellenza tipicamente italiana nell’artigianato e restituire dignità al lavoro manuale, valorizzandolo con strumenti e tecnologie moderne.
Poi bisogna riguadagnare il controllo dei processi e delle culture, collocare la produzione nuovamente a livello locale e su piccola scala, ricostruire solide economie regionali con ampio spazio per l’infrastruttura manifatturiera e un’attenzione rinnovata per l’istruzione tecnica.

In questo senso, l’offerta formativa messa in campo dalle pubbliche amministrazioni, così come dai circoli territoriali del Movimento della Decrescita Felice o dall’Università del Saper Fare è assai varia e provvede a stimolare e approfondire l’apprendimento di saperi artigianali in settori diversi: dall’imparare a restaurare e lucidare mobili, a coltivare l’orto, a lavorare a maglia e all’uncinetto, fino a ridurre i costi energetici familiari con semplici interventi fai da te, come la costruzione di un pannello termico riflettente per termosifoni o piccole riparazioni idrauliche ed elettriche.

Molti dei corsi professionalizzanti sono finanziati per intero o in parte dalle pubbliche amministrazioni, mentre i laboratori gestiti privatamente di solito prevedono un piccolo rimborso spese volontario da parte dei partecipanti.

In una logica di risparmio, infine, è utile anche sapere come far fronte da soli alle piccole necessità quotidiane, come occuparsi della manutenzione della bici, della moto o dell’auto, fare un orlo o rammendare un calzino,  ottenere detersivi dalle materie prime prese dalla dispensa, fare il pane e il formaggio in casa. L’idea è quella di sviluppare una relazione più stretta con il mondo naturale e diminuire la nostra impronta ecologica, inquinando meno, producendo meno rifiuti, riducendo i trasporti.
Essere meno passivi in termini di consumo e produzione ci consente di godere di maggiore autonomia, di una nuova qualità del tempo e della soddisfazione del lavoro ben fatto.

Una sorta di rivoluzione culturale che invita a cambiare il nostro stile di vita, liberandoci da molte dipendenze e regalandoci la consapevolezza di poter tornare a essere più indipendenti e creativi. Si è persa una generazione nella continuità pratiche e saperi artigiani, ma li abbiamo ancora nella nostra memoria, grazie ai racconti e all’esperienza dei nostri nonni e all’impegno di chi vuole rispolverarli. Non è troppo tardi.