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Presidenti a confronto: per Pete Souza, ex fotografo della Casa Bianca, Trump non ha "un briciolo di empatia o compassione"

Elisabetta Bianchini

Alla vigilia delle elezioni presidenziali statunitensi di novembre, il nuovo film The way I see it punta i riflettori su Pete Souza. L'ex fotografo ufficiale della Casa Bianca condivide le sue riflessioni sulle presidenze di Barack Obama e Ronald Reagan e su ciò che le differenzia dal mandato di Trump.

L'idea centrale del film, diretto da Dawn Porter e parte della selezione del Toronto International Film Festival (TIFF) 2020, è che il rispetto per il ruolo politico e l'empatia verso il popolo americano sono fondamentali per chi ricopre la carica di presidente. Per trasmettere questo messaggio il film si sofferma su alcune delle fotografie più incisive e interessanti scattate durante gli anni di Souza alla Casa Bianca.

“Vorrei che tutti pensassimo a che tipo di persona, a che genere di essere umano vogliamo affidare la presidenza”, ha detto Souza a Yahoo Canada. “Vogliamo qualcuno che sia sicuro di sé, rispettoso, dignitoso, etico, morale? Oppure vogliamo un bugiardo, un bullo convinto che la presidenza ruoti attorno a lui?”

“È questo che dobbiamo chiederci quando sceglieremo tra l'attuale presidente e Joe Biden, perché Joe Biden ha le stesse qualità di Barack Obama, sia come leader che come persona, mentre Donald Trump non ne ha alcuna”.

Per Trump, un confronto impietoso

Souza ha fotografato quelli che probabilmente sono i presidenti più rilevanti nella storia degli Stati Uniti, uno democratico, l'altro repubblicano, sebbene abbia potuto lavorare con Obama molto più strettamente. Benché non avesse mai cercato attivamente l'opportunità di prendere parte a un documentario, ha attirato l'attenzione dell'attrice Laura Dern, che, insieme ai colleghi della sua casa di produzione, ha assistito a una presentazione del libro di Souza e lo ha convinto a partecipare al progetto.

Il leggendario fotografo non ha quasi mai condiviso le sue opinioni politiche, ma con l'elezione di Trump ha sentito la necessità di esprimere apertamente e denunciare i comportamenti e la retorica con cui era in disaccordo. Souza ha iniziato a guadagnarsi l'attenzione dei social condividendo su Instagram delle immagini di Obama e Trump a confronto, raccogliendole poi in un libro intitolato “Shade: a tale of two presidents”.

Questo accostamento si ripropone per l'intera durata del film ed evidenzia il netto contrasto tra le fotografie che ritraggono Trump e quelle in cui è immortalato Obama. L'impressione è che Trump non abbia mai vissuto i momenti autentici, di emozione e umanità che invece Souza è riuscito a cogliere in Obama.

“Per quanto ne so, non ce ne sono mai stati”, ha commentato Souza. “L'unica volta in cui sembrava che stesse consolando alcune famiglie risale alle sparatorie di massa in Ohio e in Texas. Credo che abbiano trasmesso tutti i video girati dietro le quinte: in realtà lui non ha consolato nessuno, voleva soltanto essere il protagonista della situazione”.

“Nel cuore non ha un briciolo di empatia o compassione, sono sentimenti che non gli appartengono. Tutto ruota intorno a lui, non agli altri. Penso che quelle immagini non esistano perché lui non è il tipo di essere umano che possa incarnarle”.

L'importanza storica delle immagini

The way I see it toglie ogni possibile dubbio sul potere delle immagini, poiché dimostra l'innegabile capacità delle fotografie di Souza di suscitare emozioni immediate, sia che colgano momenti gioiosi sia che ritraggano attimi sconvolgenti.

Fra le tante, notevoli fotografie di Obama spiccano quelle che ritraggono l'ex presidente e dei funzionari nella Situation Room durante il raid contro Bin Laden; Jacob Philadelphia, il bambino di cinque anni che tocca i capelli di Obama nello Studio Ovale e altre emozionanti immagini dell'ex presidente con le figlie e la moglie Michelle. Souza ha pubblicato anche un libro dal titolo “Obama: an intimate portrait”, una biografia per immagini della presidenza Obama.

“[Un'immagine] riesce a suscitare emozioni in modo più viscerale rispetto a un video”, spiega Souza. “Ognuno osserva le fotografie in base a esperienze e preconcetti personali, ma allo stesso tempo sono mezzi universali con cui ci si può immedesimare e di cui si può cogliere l'autenticità al primo sguardo”.

E non si tratta soltanto di splendide immagini, ma anche di strumenti che plasmano la storia e fissano dei momenti, in modo che le future generazioni possano vederli, conoscerli e imparare da essi.

Se le elezioni di novembre faranno di Biden il nuovo presidente degli Stati Uniti, Souza lo chiamerà per “ricordargli che il lavoro del fotografo ufficiale della Casa Bianca è documentare la presidenza per consegnarla alla storia”.

“Perché questo sia possibile, dovrà concedere al fotografo lo stesso tipo di vicinanza che ho avuto io con il presidente Obama”, ha affermato Souza.

“L'amministrazione Biden potrà decidere se consentire o meno la pubblicazione di quelle immagini, ma, affinché quelle fotografie passino alla storia, dovrà assicurarsi che il fotografo possa stargli vicino, e non ho dubbi che Biden sia d’accordo”.