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Bitcoin (BTC): i Prezzi Tornano Verso i Supporti ma i Divieti Cinesi Non Preoccupano Più

·3 minuto per la lettura

L’industria del Bitcoin è ancora reduce dal pesante schiaffo ricevuto pochi mesi fa dalla Cina, fatto non del tutto nuovo, considerati i numerosi divieti già messi in atto dal gigante asiatico nel corso degli ultimi anni, relativamente al trading ed al mining di cryptovalute. Questa volta però la Cina è andata a colpire in modo specifico il settore minerario di BTC all’interno delle sue province e, questo nuovo impedimento, potrebbe aver giocato un ruolo di primo piano nelle pesanti correzioni di Bitcoin del maggio 2021. Fino a questa primavera la Cina era fautrice dei 2/3 della potenza mineraria complessiva globale e, con l’improvviso arresto delle mining farm, catalizzò la speculazione determinando il pesante crollo delle settimane successive. Ricordiamo che non più di 3-4 mesi fa c’era chi ipotizzava una discesa di BTC fino ai 10-12K dollari. Ora che il mercato degli asset digitali ha più volte segnato massimi ben al di sopra di quota $ 60.000, la narrativa non potrebbe essere più diversa.

I miners cinesi scappano in occidente

Mentre i miners a partire da maggio si sono precipitati fuori dalle province cinesi, le industrie minerarie degli Stati Uniti e dell’Europa occidentale hanno colto l’occasione per massimizzare la loro influenza. Il prezzo di Bitcoin era sceso fino a $ 29.000, ma il mining è sempre rimasto un’attività redditizia in termini di generazione a lungo termine. In questo contesto si è infilato egregiamente, tra gli altri, il cripto-minatore statunitense Greenidge, assurto rapidamente al ruolo di primo operatore globale. In questi giorni Greenidge Generation Holdings Inc. ha annunciato un accrescimento delle sue operazioni negli Stati Uniti, avendo aumentato da 10000 a 22500 unità il suo ordine Bitmain di minatori S19j Pro, che dovrebbero essere operativi a partire dal secondo e terzo trimestre del prossimo anno.

Rimpiazzata la Cina in meno di 6 mesi

La notizia è significativa perché implica un nuovo tipo di approccio dei miners, più confidente nella bontà dell’investimento, rispetto a solo pochi mesi fa. Dopo la sberla cinese di questa primavera, ci si è infatti accorti che il settore ha impiegato meno di 6 mesi per recuperare appieno i suoi livelli di hashrate. Dopo i minimi toccati a luglio, l’hashrate è di nuovo balzato sopra i 150 TH/s dimostrando che la rete Bitcoin è progettata per essere più resiliente e che la domanda di mining di Bitcoin è più universale di quanto previsto in precedenza. Con nuovi protagonisti del calibro di Stati Uniti e Canada, ma anche del Kazakistan, che contribuiscono massicciamente all’estrazione mineraria, pare che ci si possa lasciare alle spalle l’alone di dubbi e timori che circondava questa parte dell’ecosistema delle cryptovalute. E’ giusto ritenere che l’industria delle risorse digitali sia ormai pronta a mettere questo tipo di preoccupazioni nello specchietto retrovisore.

Il quadro tecnico a 1-3 giornate

Concludiamo con un breve sguardo allo scenario tecnico di breve/brevissimo periodo sul Bitcoin Vs Dollaro USA. Alle ore 18.28 CET il contratto future con scadenza a dicembre 2021 quota $ 59015, con un calo del -5.70% rispetto alla chiusura di ieri. La fase correttiva che si sta sviluppando dal picco del 20 ottobre non evidenzia ancora indicazioni di esaurimento. I prezzi puntano al raggiungimento di obiettivi a 57300 e 55600. Tali obiettivi coincidono con dei livelli di supporto da cui dovremo attendere segnali prima di aggiornare l’analisi, allo scopo di anticipare eventuali indicazioni di inversione rialzista. Le resistenze che conservano attivo lo scenario sono poste adesso a 61200/61450 e 62700/62920 per cui, da un punto di vista del rapporto rischio/beneficio, conviene seguire il mercato con posizioni short solo su eventuali recuperi almeno a 60100. Lo scenario verrebbe annullato da una chiusura su grafico a 30 minuti superiore a 62920.

This article was originally posted on FX Empire

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