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Bonus Renzi: come vedere se c'è in busta paga, stando attenti al conguaglio

Angela Iannone
80 euro in più in busta paga, ecco a che voce vengono riportati.

Per mesi non si è parlato d'altro: il cosidetto bonus Renzi, i famosi - o famigerati - 80 euro che andranno a finire nella busta paga di circa 10 milioni di dipendenti (pubblici e privati) italiani.

Dopo il via libera del Governo al decreto 66/14, una circolare 8/2014 dell’Agenzia delle Entrate ha fissato le regole pratiche per attuare il provvedimento del Governo che prevede l’elargizione del bonus già con i cedolini di maggio e di renderlo strutturale dal 2015 con la prossima Legge di stabilità.
Tutti a spulciare la busta paga per vedere se l'incremento è stato effettivo. Vediamo allora alcune cose fondamentali da sapere per verificare se rientrate nella categoria e per accertarvi che la vostra busta paga è stata rimpinguata o meno.

La busta paga. Innanzitutto, come si individua - tecnicamente parlando - sulla busta paga la presenza di questo bonus? Lo ha spiegato il premier Renzi personalmente, twittando una foto di un modello: il bonus si trova sotto la dicitura "Credito Art. 1 D.L. 66/2014".
Un aumento di stipendio che riguarda esclusivamente i dipendenti pubblici o privati, escludendo totalmente i lavoratori autonomi, pensionati, gli incapienti (ovvero quelli con un reddito inferiore a 8.145 euro annui e quindi esenti dal pagamento Irpef sul reddito) e il cosidetto "popolo delle partite Iva", una categoria di oltre 3 milioni di persone (il 15% della popolazione attiva), in continua crescita. Per loro, il Governo si è tuttavia impegnato a trovare le risorse, tramite la Legge di Stabilità, per risolvere la questione in tempi brevi.
Riscuoteranno il bonus anche i soci di cooperative, percettori di borse di studio, premi o sussidi per fini sempre di studio o di tirocinio e chi riceve compensi per collaborazioni coordinate o continuative, lavori socialmente utili o ha una retribuzione come religioso. Una circolare dell'Agenzia delle Entrate di qualche giorno fa ha inoltre incluso anche i cassintegrati, i disoccupati che percepiscono l’indennità e i lavoratori in mobilità, ovviamente sempre calcolando il limite di reddito.

Bonus da 80 euro del Decreto Irpef: ecco gli esclusi.

Come si calcola. Gli 80 euro netti mensili, garantiti fino a dicembre 2014 (per un totale di 640 euro), saranno percepiti da chi ha un reddito lordo annuo fino a 24mila euro. Oltre i 24 mila e fino ai 26 mila euro, invece, il bonus decresce in base alla seguente formula: "640 x (26.000-reddito)/2.000" fino ad azzerarsi. Il reddito viene calcolato includendo e sommando tutti i guadagni conseguiti, escludendo solo il reddito della prima casa.
Il bonus viene assegnato in due tempi differenti, a seconda della situazione: se si parla di lavoratore con sostituto d'imposta, il bonus arriva automaticamente sulla busta paga già da questo mese, altrimenti la ricezione sarà subordinata alla dichiarazione dei redditi 2014 e quindi incassato nel 2015. E' il caso soprattutto di colf e badanti e tutti quei lavoratori che non hanno datore di lavoro che agisce da sostituto d'imposta.

Il tweet di Renzi che annunciava gli 80 euro in busta paga:














Da qualche giorno, però, il Web è in allarme. Piattaforme, social network e siti informativi per i dipendenti pubblici parlano di una minaccia che potrebbe mandare in fumo l'agognato bonus. Ovvero il conguaglio fiscale di fine anno. Cosa succede? Succede che - nel caso in cui vi siano arrivati - gli 80 euro sono stati aggiunti in busta paga in base al reddito presunto e non effettivo. A fine anno, poi, verrà determinata l'effettiva cifra in base al reddito complessivo e ai giorni lavorativi. C'è quindi il rischio che qualcuno, a dicembre,  dovrà restituire una buona parte della quota allo Stato.
Un esempio: per un lavoratore che da maggio a dicembre percepirà in totale 640 euro, potrebbe restituirne 320 euro nella busta paga di dicembre contenente il conguaglio fiscale di fine anno.
Infine, c'è un altro aspetto da considerare. Il testo del decreto afferma che "il credito è rapportato al periodo di lavoro nell’anno". Perciò, per dipendenti pubblici che hanno lavorato 10 mesi - come gli insegnanti con contratto a tempo determinato - e non supera 24.000 euro, verranno dati dieci dodicesimi di 640 euro e non dodici dodicesimi. Ovvero 53,33 euro al mese effettivi, anche se in teoria ne percepisce 80.