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Covid, l'epidemiologo La Vecchia: "Carica virale altissima in alcuni asintomatici"

Primo Piano
·3 minuto per la lettura

Una situazione preoccupante ma non ancora critica. È quanto fatto intendere dal professor Carlo La Vecchia, ordinario di Epidemiologia all’Università degli studi di Milano, sulla seconda ondata di Covid che sta travolgendo l'Italia.

Carica virale, contact tracing, terapia intensiva. In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, La Vecchia ha parlato di diversi temi che possono risultare cruciali nella gestione della pandemia. “Ci sono soggetti che diffondono il virus molto più facilmente di altri - afferma il professore sulla carica virale - tenendo però presente che anche la predisposizione ad essere contagiati cambia. Misurare la carica virale su vasta scala richiede ancora tecnologie sofisticate e costose. In più la moltiplicazione delle molecole Rna del virus varia da soggetto a soggetto; ad esempio ci sono asintomatici con carica virale altissima. È quindi difficile, su base scientifica, correlare l’alta carica virale al numero dei ricoveri”.

Riguardo all'esplosione dei casi nelle ultime due settimane, La Vecchia nota comunque delle sostanziali differenze rispetto alla prima ondata di marzo: “Abbiamo un numero di positivi enormemente più alto ma un numero di ricoveri in terapia intensiva limitato, cosi com’è limitato (sempre in relazione a marzo e aprile) il numero dei decessi per Covid”.

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Il professore, però, rileva un'altra questione che potrebbe diventare cruciale ai fini del contenimento e della gestione dei malati: “Il problema davvero urgente è la media intensità, i pazienti con sintomi importanti ma non gravi. Non abbiamo un sistema di medici di base efficiente come quello tedesco che si prende cura di questi soggetti. Occorrono, come ha ricordato il professor Remuzzi, ospedali periferici con 2-300 posti letto, destinati a questi ricoveri. Questo aiuterebbe enormemente le terapie intensive”. Sempre su questo tema, l'epidemiologo dice che “ci sono 5.400 posti pronti e altri 3.000 approntabili. L’affermazione ‘i letti sono già pieni’ significa che sono occupati tutti i posti creati solo ed esclusivamente per pazienti Covid. La differenza salta all’occhio: ad aprile avevamo 4.000 terapie intensive impegnate”.

Riguardo alle parole del viceministro della Salute Sileri, che ieri ha dichiarato che il vero problema dell'Italia in questo momento è il contact tracing, La Vecchia esprime il suo disaccordo: “Da epidemiologo dico assolutamente no: ormai ci sono troppi casi per poterlo ritenere uno strumento utile nei confronti del virus. Semplicemente, oltre certi numeri, non è più strategico”.

Infine, La Vecchia delinea lo stato attuale dell'epidemia in Italia, dando anche qualche raccomandazione dolorosa ma necessaria: “La situazione è seria ma complessivamente meno grave della primavera, tuttavia non va sottovalutata. Credo di poter dire che gli italiani utilizzano le protezioni personali e rispettano le ordinanze in modo direi soddisfacente, sono consapevoli del pericolo. Ecco: occorre lo stesso approccio nei confronti di amici e parenti, cioè evitare di vederli, restando unicamente nel proprio nucleo familiare. E anche se è triste dirlo, è necessario non andare a trovare gli anziani per non metterli a rischio. I luoghi di lavoro e i trasporti, così spesso chiamati in causa, sono invece ben normati”.

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