Ior, cos'è e come funziona la banca vaticana

La banca del Vaticano ha norme e organismi ben definiti: l'incapacità di moralizzarla alla base dell'insuccesso di Ratzinger

Da qualche tempo si parla spesso dello Ior, ovvero l’Istituto per le Opere di Religione, la banca vaticana spesso al centro di scandali ed episodi oscuri.

Ma cosa è e come funziona? Per risalire alle origini, si torna ai primi anni dell’Italia unita, quando l’11 febbraio 1887, papa Pecci, Leone XIII, costituì la Commissione delle Opere Pie. Anche Papa Pio X nel 1908 ne conferma le prerogative di gestione autonoma e la ribattezza come Commissione amministratrice delle Opere di Religione.

Nel 1929, con i Patti Lateranensi, viene riconosciuta la Santa Sede come Stato Indipendente, e non manca un indennizzo milionario, tra soldi e titoli di debito pubblico, per risarcire la Chiesa, “vittima” di precedenti espropri. Una bella dote ma non siamo ancora in presenza dello Ior. Lo precede l’Amministrazione speciale per le Opere di Religione, guidata dal banchiere laico Bernardino Nogara, scelto da Pio XI, che investe parte dei capitali in settori decisivi per l'evoluzione vita nazionale.

La grande svolta arriva nel 1942 quando Papa Pio XII, con un documento autografo, segna la nascita dell’Istituto per le Opere di religione. L’Istituto ha una sola sede, all’interno delle mura vaticane, ed è collocato nel torrione di Niccolò V. Sono 130 i dipendenti e nel 2008 il suo patrimonio era stimato a 5 miliardi di euro. Compito dello Ior, secondo lo statuto, è "provvedere alla custodia e all’amministrazione dei beni mobili e immobili trasferiti o affidati allo Ior medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati a opere di religione e carità. L’Istituto pertanto accetta beni con destinazione, almeno parziale e futura, di cui al precedente comma". Lo Statuto specifica anche che "l’Istituto può accettare depositi di beni da parte di Enti e persone della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano".

Ancora nel 2010, si stimava che nell’Istituto ci fossero 44mila conti correnti, riservati a dipendenti vaticani, a ecclesiastici della comunità internazionale, compresi ordini religiosi e diocesi, e a una cerchia ristretta di enti privati. Una banca, lo Ior, che investe anche all’estero, in titoli di stato o portafogli a basso rischio, e che genera rendimenti netti, non essendoci tasse all’interno dello Stato Vaticano. Ai correntisti può essere chiesta un’opera di bene verso il Papa, referente ultimo di una banca senza azionisti.

L’Istituto, guidato da un presidente, anche laico, è gestito da professionisti del ramo bancario. Il presidente riferisce a un collegio cardinalizio di cinque persone, nominato dal Papa, che vigila sul corretto rispetto degli obblighi dello Statuto. Bilanci e movimenti sono noti quindi al Papa, al collegio dei cardinali, al Prelato dell’istituto, al Consiglio di sovrintendenza, alla Direzione generale ed ai revisori dei conti. Il ciclone che avrebbe minato per sempre il pontificato di Ratzinger scoppia nel 2010 quando arrivano accuse di violazione sulle norme antiriciclaggio.

Ettore Gotti Tedeschi, guida dell’istituto e uomo di fiducia del Papa, a inchiesta ancora in corso, viene di fatto sfiduciato dalla Commissione Cardinalizia di Vigilanza, sotto la guida del segretario di Stato Tarcisio Bertone. L'addio di Gotti Tedeschi, nel 2012, mette fine a un percorso lungo, iniziato nel dicembre 2009, quando l’allora commissario degli affari economici della Commissione Europea, Joaquin Almunia, e l’arcivescovo André Dupuy, nunzio apostolico presso l’Unione europea, siglano un'intesa con cui il Vaticano adotta l’euro, e stabiliscono un impegno da parte dello Stato a conformarsi alla normativa comunitaria sul riciclaggio.

Con la firma della legge 127 del 2010 "motu proprio" - promossa dal Santo Padre - si assiste a un’accelerazione nella lotta al riciclaggio ma poi, nel maggio 2012, Gotti Tedeschi viene sfiduciato dal Consiglio di sovrintendenza, l’organo di gestione dello Ior. La volontà di riformare lo Ior, emersa l’introduzione dell’Autorità di vigilanza finanziaria presieduta dal cardinale Attilio Nicora, si infrange definitivamente, secondo Gotti Tedeschi, con la pretesa di avere notizie sui conti non intestati ai prelati. Il resto è cronaca recentissima: come riporta Linkiesta, pochi giorni fa, un supertestimone avrebbe raccontato ai pm Rossi, Fava e Pesci che nel 2009 quattro conti riferibili a dirigenti del Monte dei Paschi sarebbero stati aperti presso la filiale Ior della Banca del Fucino di via Tomacelli a Roma.

Conti che avrebbero aiutato la transazione di parte dei soldi connessi all’acquisizione della Antonveneta, pietra angolare per comprendere lo scandalo bancario senese. Ma il portavoce della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, smentisce. Solo l’ultimo coinvolgimento, indiretto, in una sequela di problemi che negli ultimi anni ha annoverato anche un tentativo fallito - promosso dal cardinale Tarcisio Bertone, presidente della commissione cardinalizia dello Ior - di intervento di salvataggio dell’Ospedale San Raffaele, osteggiato dalla Curia milanese e dai ciellini e dallo stesso Gotti Tedeschi. Poi, le intricate vicende delle tangenti pagate da Diego Anemone a Guido Bertolaso, ex capo della protezione civile: nel giro non figurava Don Evaldo Biasini, per gli inquirenti il cassiere informale di Aimone, titolare di 13 conti allo Ior.

Allo Ior i grattacapi non mancano, ma forse manca la voglia di collaborare, in primis rendendo più decisa la retroattività dei poteri ispettivi dell’organo di vigilanza, come prevedeva una prima normativa, scritta nell’aprile 2011; poi, rispondendo magari alle rogatorie della Procura di Roma, in merito ad esempio ai 23 milioni di euro depositati da anonimi su un conto aperto dallo Ior presso la sede romana del Credito Artigiano, altrove destinati, individuati dall’Unità di informazione finanziaria, cellula autonoma di intelligence che lavora però sotto la Banca di Italia.

I superconsulenti non mancano: su tutti, l’avvocato svizzero René Bruelhart, autentico 007 elvetico esperto di antiriciclaggio. Ratzinger, comunque, lascia, e al prossimo Papa spetterà ancora una volta tentare il vero miracolo di Santa Romana Chiesa: moralizzare lo Ior.