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Lo stage deve essere sempre retribuito?

Una stretta di mano equivale a un contratto di lavoro pagato? Non sempre: ecco i motivi (foto: Getty Images)

Lo stage deve essere sempre retribuito? Cerchiamo la risposta a una domanda che molti giovani si pongono, quando scoprono di aver lavorato per la gloria – sperando in un curriculum migliore come minimo e di essere assunti come massima aspirazione.

Lo strumento definito ‘stage’ o tirocinio non è un vero e proprio rapporto di lavoro, ma un periodo di formazione, orientamento e riqualificazione svolto all’interno di un ente o di un’azienda. Tuttavia, la definizione generale si ferma a questo punto, perché ci sono diversi tipi di tirocinio a disposizione. Si va dal tirocinio formativo (curriculare) svolto presso la scuola o l’università, a quello extracurriculare (in azienda) fino a quello professionale, per chi deve svolgere un periodo di pratica obbligatorio per affrontare l’esame di Stato e iscriversi a un albo.

Ebbene, non essendo un rapporto di lavoro vero e proprio, non c’è alcuna rete di salvataggio: la retribuzione non è dunque obbligatoria e dipende da fattori diversi. Come ad esempio la normativa delle singole regioni.

Il tirocinio curricolare non dà solitamente diritto a rimborsi spese o indennità, ma può essere comunque stipulato un rimborso o un premio a discrezione dell’istituto. Questo tipo di tirocinio può tornare utile per una carriera accademica e per questo motivo la mancata retribuzione è meno contestata rispetto ad altre situazioni (pur considerando che la mancanza di una regolamentazione si fa sentire).

Il tirocinio extracurriculare si basa su alcune norme, piuttosto recenti. Di norma è riservato a neodiplomati e neolaureati, ma secondo molteplici testimonianze, capita di assegnarlo anche a persone con oltre 20 anni di esperienza lavorativa. La durata minima di uno stage del genere è di due mesi, fino a un massimo di un anno. Per attivare il tirocinio è necessaria una convenzione tra l’ente che promuove lo stage e il soggetto che ospita il tirocinante (ente, azienda, associazione, studio professionale), nella quale sono indicati nome del tutor e tipologia di progetto formativo.

In questo caso lo stagista ha diritto al rimborso spese minimo previsto dalle linee guida sui tirocini, con un’indennità minima da corrispondere pari a 300 euro lordi mensili. Ogni regione però ha normative proprie che lo stagista può far valere. Quando il tirocinio è organizzato nell’ambito di un bando pubblico, l’indennità può essere direttamente a carico dell’ente organizzatore del progetto, esonerando l’azienda dal dover corrispondere compensi (che per molti è un incentivo notevole).

Il tirocinio professionale, o pratica professionale, è disciplinato dalla normativa di settore relativa ai diversi ordini professionali. Nel caso in cui la normativa di settore non preveda diversamente, i rimborsi spese sono di solito a discrezione dello studio ospitante e non sono quindi obbligatori.

Risulta evidente come manchi una normativa seria sul tirocinio, in grado di incentivare le aziende a pagare gli stagisti e dare a quest’ultimi l’opportunità di essere pagati per investire sul loro futuro lavorativo.

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