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I mercati dell’Asia-pacifico a cui guardare nel post-pandemia

Fabio Carbone
·3 minuto per la lettura

Ieri lo ha detto anche l’OSCE (OECD), chi procede spedito con la campagna vaccinale è sulla buona strada per la ripresa economica anche dal secondo trimestre del 2021.

Israele insegna con la sua campagna vaccinale più avanzata del mondo.

Dove deve spingere lo sguardo l’investitore quindi? Secondo Morgan Stanley (MS) all’Asia-pacifico, dove il mercato mostra incoraggianti segnali di ripresa.

Mentre in Cina, secondo gli analisti di Standard & Poor’s, i servizi sono lenti a riprendersi in contrapposizione rispetto al comparto dei beni.

Ma procediamo con ordine e partiamo dall’Asia-Pacifico.

Investire nell’Asia-Pacifico

Per Asia-Pacifico, gli analisti di Morgan Stanley intendono l’India e Singapore, ma anche l’Australia (che è Oceania, ma viene spesso associata all’area asiatica oceanica).

In queste nazioni, secondo il responsabile delle strategie dell’azionariato in Asia di Morgan Stanley, la pandemia è stata gestita meglio che altrove e quindi sono già su una fase di ripresa.

Le tre nazioni, ha spiegato l’analista a “Squawk Box Asia” su Cnbc TV, mostrano un significativo momentum di crescita.

Australia

Per quanto riguarda l’Australia c’è ottimismo in particolare sul settore bancario e su quello dei materiali.

L’Australia nel complesso tuttavia sta mostrando una forte ripresa, nell’ultimo trimestre del 2020 il PIL è cresciuto del +3,1%. Ciò si è verificato perché ha saputo gestire meglio di altre aree geografiche mondiali la pandemia. Qui, infatti, i decessi sono stati soltanto 909 e in totale si registrano solo 29.061 casi ufficiali da inizio pandemia.

In una condizione del genere il vantaggio economico dell’Australia rispetto al resto del mondo è chiaro.

India

L’India, secondo l’analista di Morgan Stanley, con il suo miliardo di persone ha saputo gestire la pandemia meglio dell’America Latina e del Medio Oriente… Anche se consultando i dati della John Hopkins University, l’India è seconda solo agli Stati Uniti in termini di casi riscontrati e i morti sono pari a 158.063.

Vero, però, che l’India da ottobre ha mostrato forti segnali di declino della pandemia (immunità di gregge?). Ad aiutare la ripresa dell’India ci penseranno le riforme promesse a febbraio dal governo, che includono anche un continuo supporto fiscale all’economia. L’India vorrebbe anche privatizzare alcuni asset statali.

Singapore

La capitale della finanza dell’Asia-pacifico trarrà i suoi benefici dalla riapertura di altre economie mondiali, ma anche dall’aumento del prezzo del petrolio.

Singapore è, infatti, uno dei principali attori nell’industria marittima e offshore globale, e le società locali sono tra le prime nella costruzione di piattaforme petrolifere.

I servizi in Cina

Secondo gli analisti dell’Asia-Pacifico di Standard & Poor’s, la lentezza nella ripresa dei servizi in Cina è stato sottovalutato e minimizzato.

La Cina lo scorso anno è cresciuta, nonostante la pandemia ha fatto registrare un +2,35, tuttavia la perfomance tra i vari settori è stata disomogenea.

Sono andate bene le esportazioni che sono rimaste resilienti, ma i consumi interni sono rallentati.

Secondo S&P, questo squilibrio e sbilanciamento nella ripresa della Cina è un aspetto che è stato sottostimato.

Se da un lato la Cina ha saputo applicare misure draconiane per sconfiggere il virus, lo scotto economico lo sta pagando nel settore dei servizi che sono più lenti in questa fase di ripresa.

This article was originally posted on FX Empire

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