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Ritorno inflazione è una vittoria, non una sconfitta, per banche centrali

·2 minuto per la lettura
Banconote da un dollaro davanti a un grafico azionario

FRANCOFORTE (Reuters) - Si, l'inflazione è tornata, e dovremmo essere confortati, se non decisamente felici.

Questo è il verdetto delle maggiori banche centrali del mondo, che sperano di aver colpito nel segno, con economie sane che vedono i prezzi aumentare gradualmente, senza però andare fuori da ogni controllo.

L'attuale crescita dell'inflazione non è priva di rischi naturalmente, ma i paragoni con la stagflazione degli anni '70, epoca di alta inflazione e disoccupazione combinata con una crescita minima, appaiono infondate.

I fatti devono ancora mettere in discussione la convinzione di molti banchieri centrali, che ritengono che l'inflazione sia principalmente dovuta a fattori temporanei connessi con i problemi derivanti dalle riaperture post-pandemia.

Conversazioni con alcuni banchieri centrali, sia 'on' the record che 'off-the-record, puntano a confermare che la pressione dei prezzi sta finalmente consolidandosi, e la normalizzazione della politica monetaria, un soggetto tabù per anni, è tornata finalmente sul tavolo.

NON SONO GLI ANNI'70

La stagflazione sembra improbabile, visti i fattori sottostanti che guidano l'inflazione.

La crescita dei salari, condizione necessaria per l'inflazione, rimane anemica in Europa ed è al di sotto del tasso di inflazione negli Stati Uniti. Non ci sono prove al momento che le aziende vogliano compensare in toto i lavoratori per degli incrementi dei prezzi una tantum.

LA PROSSIMA PAURA: IL DEBITO

Il mal di testa comincia quando l'inflazione "temporanea" rimane 'in giro' troppo a lungo, e le aziende cominciando ad aggiustare prezzi e salari, stabilizzando quello che era uno shock temporaneo nei prezzi sottostanti.

Sfortunatamente non esiste una formula magica in grado di determinare quanto a lungo sia "troppo a lungo".

In realtà, la paura principale nel prossimo futuro potrebbe essere un'altra: il debito.

I governi hanno preso in prestito enormi somme da spendere per uscire dalla pandemia, e una politica accomodante della banca centrale ha fatto sì che questo debito rimanesse "gestibile".

E tuttavia, anche con l'aumento del livello di indebitamento, il costo del servizio sul debito è diminuito, grazie a dei tassi di interesse estremamente bassi. Questo significa che i governi sono ora più che mai dipendenti dalle banche centrali per mantenere i tassi vicini allo zero.

(Tradotto da Luca Fratangelo in redazione a Danzica, in redazione a Milano Gianluca Semeraro, luca.fratangelo@thomsonreuters.com, +48587696613)

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