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Tassi negativi Bce: cosa può succedere ai risparmiatori?

Davide Mazzocco
Tassi negativi Bce: cosa può succedere ai risparmiatori?

Mezze dichiarazioni e mezze smentite. Negli ultimi dieci giorni la Banca Centrale Europea è tornata a parlare dell’ipotesi di una riduzione del tasso sui depositi marginali, attualmente a quota zero, per una quotazione in negativo. Un vero e proprio spauracchio per i risparmiatori. La scorsa settimana il vicepresidente della BCE, Vitor Constancio, ha dichiarato come la BCE sia pronta per tagliare il tasso sui depositi, ora a zero, sulla falsariga di quanto è avvenuto in Danimarca. Per quanto riguarda l’area euro, la soluzione verrà presa solamente in situazioni estreme.

Anche Benoit Coeure, altro membro del Comitato esecutivo della BCE, ha affermato come quella dei tassi d’interesse ufficiali negativi sia una delle opzioni a disposizione dell’istituto di Francoforte per combattere la deflazione, ma ha anche aggiunto come questo rischio non sussista nello scenario macroeconomico di base adottato dalla BCE.

Anche se l’ipotesi viene definita difficilmente percorribile da molti, è possibile che l’argomento venga toccato nella riunione del Consiglio direttivo prevista per giovedì 5 dicembre. Cosa succederebbe ai risparmiatori qualora questa ipotesi diventasse reale?

Qualche mese fa, l’autorevole portale di analisi economica La Voce.info aveva provato a ipotizzare le conseguenze dell’introduzione dei tassi d’interesse negativi sui depositi detenuti dalle banche presso la Banca centrale europea.

I depositi delle banche presso l’Eurosistema è ingente anche se in riduzione rispetto ai picchi raggiunti nella prima parte del 2012. I depositi detenuti dal sistema bancario presso la banca centrale non indicano necessariamente che essi siano inoperosi poiché il prestito in una banca A per il saldo di un pagamento si traduce in un addebito presso il proprio conto presso la BCE che diventa un accredito in un’altra banca B che detiene ugualmente un conto presso la BCE. I soldi sono “operosi”, circolano, anche se la liquidità della Bce alla fine di quest’iter è in pareggio.

Ciò non toglie che i depositi delle banche presso l’Eurosistema possano nascondere fondi inoperosi. Secondo l’analisi di Angelo Baglioni su La Voce.info, i tassi d’interesse negativi non risolverebbero il problema. Una banca con eccesso di liquidità può decidere di tenere i propri fondi inoperosi presso la BCE per evitare il rischio di prestare quei soldi a un’impresa o a un’altra banca. Di fronte a questo rischio, l’introduzione di penalità potrebbe indurre la banca a sostituire il deposito con investimenti in titoli di Stato o a ridurre la propria liquidità restituendo i soldi ricevuti in prestito da altre banche o dalla stessa BCE.

In sostanza non cambierebbe nulla. Quei soldi non verrebbero comunque prestati alle imprese:  l’interesse da pagare alla BCE diventerebbe una sorta di tassa sulla gestione della liquidità della banca e a dover sostenere questa tassazione sarebbe la clientela, come, peraltro, è già avvenuto in Danimarca
La dicotomia fra Nord e Sud Europa è rappresentata dai depositi presso l’Eurosistema: sono soprattutto gli istituti di credito francesi, tedeschi e lussemburghesi ad avere ingenti capitali presso la BCE, mentre quelli delle banche italiane spagnole sono decisamente ridotti.

Il sistema è diviso in due: un Nord con un eccesso di liquidità, un sud con un fabbisogno di liquidità soddisfatto dai prestiti dell’Eurosistema. Una dicotomia che potrà essere annullata solamente quando le banche del nord torneranno a prestare alle banche del sud senza che la BCE faccia da intermediaria e da entità sostitutiva del mercato interbancario