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Trasporto aereo, crisi agli inizi? EasyJet, Alitalia e prospettive del comparto

Fabio Carbone
·3 minuto per la lettura

Mentre gli aeroporti timidamente si ripopolano di passeggeri, in special modo lì dove la campagna vaccinale è più avanti, le compagnie aeree devono fare i conti con ristrutturazioni, tagli, riduzione dei ricavi.

EasyJet (EZJ) ha pubblicato i suoi dati previsionali sul semestre che si chiude al 31 marzo 2021, stimando una perdita tra i 690 e i 730 milioni di sterline (circa 794 – 840 milioni di euro al cambio attuale).

EasyJet afferma che la stima è migliore delle attese, grazie ad un disciplinato controllo dei costi applicato durante l’intero periodo pandemico. La società si considera ben posizionata per cogliere subito l’aumento di traffico che deriverà dall’allentamento delle restrizioni e questo grazie alla flessibilità operativa messa in campo per rispondere ai rapidi cambiamenti imposti da riaperture e chiusure nei vari Paesi dove la società del trasporto aereo opera (35 nazioni e 154 aeroporti).

La compagnia britannica ora punta in particolare sulla riapertura da metà maggio promessa dal primo ministro Boris Johnson.

Le perdite di easyJet nell’ultimo semestre

La società del trasporto aereo britannica, nel rapporto scrive che nel semestre conclusosi il 31 marzo 2021 ha perduto l’89% del suo traffico passeggeri, ovvero 4,1 milioni.

Una riduzione che in termini economici è stata contabilizzata in -90% (235 milioni di sterline di ricavi).

Trasporto aereo e futuro di Alitalia

Veniamo ora ad Alitalia, che dovrebbe prendere il nome di ‘Ita’ per dictat di Bruxelles.

Per la società, per fortuna degli investitori mai quotata in Borsa, la sua storia si trova ora al capitolo più drammatico di sempre.

Bruxelles vuole che:

  1. La società deve essere scomposta in aviation, operatività di terra e manutenzione, e la nuova compagnia dovrà mantenere solo l’aviation.

  2. L’aviation in dotazione alla nuova compagnia deve essere ridotta a soli 45 aerei dagli attuali 104.

  3. La nuova compagnia deve rinunciare al nome e anche al logo.

  4. La nuova compagnia deve rinunciare al programma di fidelizzazione.

  5. Per tutti i comparti andrebbe creata una apposita gara aperta per l’assegnazione.

Questi sono i dictat di Bruxelles su Alitalia. La conseguenza sul piano operativo è la nascita di una mini compagnia che al massimo potrà competere con le piccole low cost, non potendo più contare su una propria manutenzione interna e sul personale di terra.

Da un punto di vista dell’organico, la riduzione è dagli attuali 11 mila posti di lavoro ad un massimo di 3.500.

Degli errori compiuti con Alitalia si potrebbe scrivere un’opera in più volumi, quel che resterà per il comparto del trasporto aereo italiano è l’assenza di una vera compagnia di bandiera.

Futuro del trasporto aereo

La pandemia ha sicuramente stravolto tutti i settori e cambierà la “geografia” economica intranazionale e internazionale, tra i settori mal messi vi è proprio il comparto del settore aereo, che si riprenderà sicuramente, ma avrà bisogno di tempo. Possibile, ma non è detto che accada, che le piccole compagnie non resisteranno all’urto e saranno o fagocitate dalle grandi o destinate a chiudere definitivamente.

In tal senso, il caso Air Italy è emblematico e potrebbe riguardare molti altri Paesi del mondo.

Allo stesso tempo, la dura legge del mercato ci insegna, che gli spazi vuoti lasciati da chi non ha resistito, potrebbero essere occupati da nuove società del trasporto aereo, che un giorno ritroveremo quotate nei mercati finanziari.

This article was originally posted on FX Empire

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