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Trovare lavoro: quanto tempo ci vuole

Davide Mazzocco

Quanto tempo ci vuole per trovare lavoro? In epoca di recessione i tempi di attesa si dilatano e la disoccupazione frizionale (cioè il periodo di pausa fra quando si perde un lavoro e se ne trova un altro) pure. Bisogna armarsi di pazienza, studiare il mercato, fare ricerche sul proprio settore, migliorare i propri skill, ma soprattutto non demordere, non arrendersi nemmeno di fronte a ripetuti rifiuti.

Molteplici sono i fattori che determinano la lunghezza del periodo in cui cerchiamo un nuovo lavoro:
1) La situazione generale dell’economia e del mercato del lavoro.
2) Le condizioni economiche del settore in cui il candidato cerca un’occupazione.
3) La quantità di posti di lavoro nell’area geografica scelta dal candidato.
4) La flessibilità geografica del candidato.
5) La flessibilità del candidato in termini di ruoli e tipi di occupazione.
6) Le credenziali del candidato e la domanda esistente per quelle che sono le proprie competenze.
7) La lunghezza del periodo di disoccupazione.
8) La quantità di tempo e risorse impiegata nella ricerca di un lavoro.
9) La qualità della propria "autopromozione".
10) La qualità della strategia di ricerca del lavoro compresa l’attività di networking.

Se alcuni fattori sono fuori dal nostro controllo (i primi due, per esempio), altri, invece, possono essere migliorati dal candidato stesso.

Secondo alcuni esperti statunitensi la ricerca di un nuovo (o del primo) lavoro durerebbe approssimativamente un mese per ogni 10.000 dollari di stipendio che si sperano di ottenere. Quindi per un lavoro da 30.000 dollari all’anno si dovrebbe cercare tre mesi, per uno da 50.000 dollari cinque mesi.

La recessione e la crisi economica iniziate nel 2007 hanno sparigliato le carte, dilatando i tempi e incidendo sulle scelte personali. Il mercato è diventato sempre più selettivo e ha ingrossato le fila dei disoccupati di lungo termine e quelle di coloro che smettono di cercare un nuovo lavoro. Secondo la Division of Labor Force Statistics il periodo di tempo necessario per la ricerca di lavoro è raddoppiato, così come è più che quadruplicato il numero di persone che restano senza lavoro per più di un anno (Fonte: Labor Department).

Il timore dei disoccupati è quello di non riuscire più a rientrare nel mercato del lavoro. Il disoccupato di lungo corso diventa meno appetibile per i datori di lavoro: il luogo comune che si fa strada è che i migliori candidati vengano assunti prima.

Secondo una ricerca degli economisti svedesi Stefan Eriksson e Dan-Olof Rooth pubblicata sull’American Economic Review la disoccupazione a breve termine (meno di sei mesi) non avrebbe alcun effetto sulle prospettive professionali, mentre superati i nove mesi ci sarebbe un drastico abbassamento delle possibilità di trovare lavoro, con un – 20% di richieste per colloqui di lavoro. La ricerca è stata condotta sul mercato svedese ma è facilmente adattabile al mondo del lavoro statunitense.

Per quanto riguarda l’Italia, lo studio più autorevole in materia è stato realizzato dall’Employee Labour Trust Index di GiGroup in collaborazione con OD&M Consulting su sei Paesi europei: Italia, Germania, Regno Unito, Francia, Spagna e Polonia.

Si è analizzata la facilità di reimpiego dopo la perdita del posto di lavoro. In Italia la media è di circa 15 mesi (10 mesi per i senior e top manager, 18 mesi per gli over 50), nettamente superiore a quella Europea (11 mesi). Il posto dove il reimpiego è più facile? La Germania con 7,76 mesi per passare da un’occupazione all’altra. Poco più indietro con 8 mesi ci sono Regno Unito e Polonia, mentre peggio dell’Italia fa solo la Spagna con 16 mesi. Il contesto economico, dunque, sembra essere un fattore determinante: in Germania si (ri)trova lavoro nella metà del tempo necessario per ricollocarsi nel nostro Paese. Ma il “fattore campo” non deve diventare un alibi, il nostro impegno può fare la differenza. 


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