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Turismo senza ossigeno, "Natale 2021 è un déjà vu del 2020"

·4 minuto per la lettura
Alberto Corti, a sinistra (Photo: hp - getty)
Alberto Corti, a sinistra (Photo: hp - getty)

Doveva essere il primo Natale di ripresa per il turismo. Ma contagi da Covid e cancellazioni delle prenotazioni in alberghi e strutture ricettive si ritrovano a seguire entrambi una curva ascendente. Solo un mese fa erano 35 milioni gli italiani pronti a partire nell’arco delle festività natalizie: oggi le disdette ammontano già a due milioni e mezzo, mentre 11 milioni di italiani che erano pronti a prenotare sono “congelati”, in attesa di capire che piega prenderà la quarta ondata. Lo rivela un’indagine Confturismo-Confcommercio-Swg condotta tra il 15 e il 19 novembre.

“Ahinoi, sembra di vivere un déjà vu. Nella rilevazione che avevamo condotto a ottobre, in un clima di fiducia anche economica, era emersa una propensione a partire piuttosto alta: prevedevamo che 10 milioni di italiani sarebbero partiti per il “ponte” dell’Immacolata, 12 per Natale e 13 a Capodanno. A un mese di distanza, abbiamo fotografato di nuovo le intenzioni di viaggio: al di là dei due milioni e mezzo di disdette, ciò che ci ha colpito di più è stata proprio l’indecisione, quello che abbiamo descritto come ‘effetto freezer’”, dice all’HuffPost Alberto Corti, responsabile del settore turismo di Confcommercio.

Gli aspiranti vacanzieri - spiega Corti - sono bloccati dalle conseguenze che l’aumento dei contagi Covid potrebbe avere su una stagione invernale che doveva archiviare definitivamente la crisi turistica e che invece si preannuncia ancora molto confusa.

Alle cancellazioni e agli indecisi, dice il responsabile del settore turismo di Confcommercio “si aggiungono altri 8,5 milioni di italiani che dichiarano di avere cambiato meta di vacanza, scegliendone una più vicina, o hanno ridotto i giorni di viaggio, che già erano molto al di sotto della media 2019”.

Ma c’è chi resiste. L’indagine di Confturismo-Confcommercio-Swg rivela che 12 milioni di intervistati dichiarano che partiranno comunque, senza se e senza ma. Va però specificato che, nella metà dei casi, si tratta di persone che trascorreranno le vacanze presso familiari o amici, il cui impatto di spesa in servizi turistici veri e propri è comunque ridotto rispetto alla media.

Dottor Corti, intanto in Italia si affaccia lo spettro delle zone gialle e arancioni.

“Esatto. Basti pensare che nell’indagine da noi condotta nel mese di ottobre, oltre all’alta propensione a viaggiare, avevamo evidenziato come tra le mete preferite per il periodo compreso tra Capodanno e l’Epifania in testa alla classifica ci fosse proprio il Trentino Alto-Adige, che oggi vive una delle più complicate situazioni epidemiologiche ed è a rischio cambio di classificazione”.

E le mete estere?

“Parliamo del 12% del totale delle partenze. Venute meno destinazioni come Maldive e Mar Rosso, l’interesse si è dirottato verso le mete europee: Spagna a parte, gli italiani hanno mostrato una predilezione per il Nord Europa e per le città del Natale, sede di storici mercatini. Si tratta proprio di località dell’Austria e della Germania che stanno affrontando una violenta quarta ondata con restrizioni o addirittura lockdown”.

Il discorso vale anche al contrario: i turisti provenienti da Austria o Germania stanno rinunciando alle vacanze in Italia?

“Esattamente. Il turismo europeo costituisce il 60-70% degli arrivi stranieri nel nostro Paese: Austria, Germania e Svizzera tedesca sono sempre state capofila. Il governo di Vienna, lo sappiamo, ha imposto il lockdown nazionale. Mentre la Baviera, uno dei land tedeschi più affezionati all’Italia, è anche una delle zone in cui la quarta ondata sta colpendo più duramente. A questo va aggiunto che mancano i flussi intercontinentali, non ci sono voli e il costo del trasporto è diventato ormai insostenibile: cinesi, giapponesi e americani in tour europeo, al momento, continuano a mancare”.

Come sono stati i mesi passati?

“Se paragonato al 2020, fatto di chiusure e lockdown, il 2021 è stato sicuramente un anno migliore, ma bisogna continuare a fare riferimento al 2019 per avere un quadro realistico della situazione. Quest’anno, rispetto al 2019, si chiude con 100 milioni di presenze in meno registrate presso hotel e strutture ricettive. Non arriviamo a fine anno con tanto ossigeno e il 2022 non si apre sotto i migliori auspici”.

Cosa auspica?

“Una riflessione da parte di chi di dovere. Ci si ricorda del settore turismo quando si tratta di incassare la tassa di soggiorno, ma se ne parla molto meno quando si tratta di stanziare risorse per la ripresa”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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