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Bolloré avrà quota Universal da 5,9 mld euro dopo quotazione

·3 minuto per la lettura
Il logo di Universal Music Group in un edificio a Zurigo

PARIGI/AMSTERDAM (Reuters) -Vincent Bolloré deterrà azioni Universal Music Group per un valore di 5,9 miliardi di euro dopo la quotazione che avverrà la prossima settimana.

Bolloré -- principale investitore di Vivendi che ha guidato lo spin-off della più grande etichetta musicale del mondo, con artisti come Lady Gaga e i Rolling Stones -- sarà uno dei principali beneficiari dell'operazione, come emerge dal prospetto pubblicato oggi.

La quotazione di Universal, con un equity value stimato di 33 miliardi di euro, comporta la distribuzione del 60% delle azioni ai soci di Vivendi. Bolloré riceverà circa il 18%, per un valore di circa 5,9 miliardi di euro.

"La domanda è cosa farà con la sua quota", ha detto una fonte vicina alla situazione. "La liquidità che otterrà dalla quotazione potrebbe impiegarla in qualche altro modo".

La quotazione di Universal, finora la più grande in Europa quest'anno, ha attirato l'attenzione internazionale dopo che Vivendi ha venduto il 20% della divisione a un gruppo guidato dal gigante tech cinese Tencent e il 10% alla Pershing Square del miliardario statunitense Bill Ackman.

Vivendi, ora parte dell'impero della famiglia Bolloré, ha investito in una serie di società, tra cui quella dei media e dell'editoria Lagardere e Telecom Italia.

La separazione di Universal da Vivendi priverà il gruppo parigino del suo prodotto più prezioso, ed è probabile che questo faccia scendere il prezzo delle azioni della società dopo la quotazione.

Come evidenziato nel prospetto, Vivendi si aspetta che le sue azioni registrino un prezzo più basso dopo che quelle di Universal inizieranno ad essere scambiate sull'Euronext, il 21 settembre, alla borsa di Amsterdam.

Per Bolloré e Vivendi, la quotazione di Universal ha lo scopo di ottenere il massimo dal prodotto più prezioso, ora che i ricavi dello streaming aiutano l'industria musicale a riprendersi dalla crisi.

Universal, a cui si affidano anche altre star della musica come Justin Bieber e Taylor Swift, si considera indispensabile per gli artisti che cercano di i raccogliere le royalties in posti lontani e sui social media, un compito impossibile anche per le grandi star, per non parlare delle più piccole.

Negli anni 2000, gli artisti e le etichette discografiche hanno registrato un calo delle vendite a causa della pirateria della musica digitale e di un mercato in contrazione per i cd. Negli ultimi anni, tuttavia, l'orizzonte è cambiato e gli artisti hanno cominciato a guadagnare quando le piattaforme di abbonamento come Spotify hanno contribuito a ripristinare i ricavi dai diritti d'autore.

Inoltre, le etichette discografiche hanno beneficiato dell'esplosione della musica sulle piattaforme di social media sostenute dalla pubblicità, come Youtube e TikTok, con cui hanno stretto accordi per una quota dei ricavi pubblicitari sui contenuti "generati dagli utenti" che includono clip musicali.

Universal ha dunque registrato 6 anni consecutivi di crescita delle vendite, registrando 1,49 miliardi di euro di utili core nel 2020 su 7,43 miliardi di vendite.

(Tradotto da Agnese Stracquadanio in redazione a Danzica, in redazione a Roma Francesca Piscioneri, agnese.stracquadanio@thomsonreuters.com, +48587696613)

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