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Beatrice Venezi: “Chiamatemi direttore”. La risposta della Crusca

Primo Piano
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(Photo by Marco Piraccini/Archivio Marco Piraccini/Mondadori Portfolio via Getty Images)
(Photo by Marco Piraccini/Archivio Marco Piraccini/Mondadori Portfolio via Getty Images)

"Aveva tre opzioni sul piano lessicale. Ognuno ha il diritto di fare la propria scelta". Dopo la presa di posizione di Beatrice Venezi, che sul palco del Festival di Sanremo ha rivendicato con forza di essere chiamata "direttore" e non "direttrice" d'orchestra, l’Accademia della Crusca è intervenuta per dire la sua.

“Può farsi chiamare come vuole nell'ambito della pluralità degli usi esistenti nella lingua italiana", ha specificato il presidente della prestigiosa istituzione linguistica, Claudio Marazzini. "Scegliendo la definizione 'direttore' Beatrice Venezi ha adoperato un maschile cosiddetto inclusivo o non marcato. Una soluzione tradizionale, ben nota alla lingua italiana e che viene considerata tuttavia come una bestia nera da taluni, perché a loro giudizio non riconosce o occulta gli avanzamenti del dibattito di genere".

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La Venezi aveva almeno tre scelte lessicali possibili, secondo quanto dichiarato dalla Crusca: “Una più tradizionale (direttore) che però taluni accusano di essere ideologicamente arretrata; una declinata al femminile (direttrice) ed una più innovativa (direttora). Ognuno ha quindi il diritto di fare la propria scelta, ma non può pretendere di imporla agli altri in maniera assoluta, né può pretendere che lo faccia qualche istituzione".

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