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Complotti, no vax e pallone: viaggio nella radio che ha creato Michetti

·8 minuto per la lettura
Radio Radio (Photo: RadioRadio.it)
Radio Radio (Photo: RadioRadio.it)

Nella fortunata serie Suburra trasmessa da Netflix a un certo punto compare Adriano Latelli. È uno speaker radiofonico, ha un passato opaco e melmoso, parla di sport - ovvero della Roma, perché, Lazio a parte, per la radiofonia romana lo sport è la “Magica” - per spingersi poi nella politica, un populismo prima che il populismo diventasse termine d’uso comune nel dibattito pubblico, quando la radio assorbiva la funzione dei social, dirette e microfoni aperti, tendenze destrorse malcelate se non ostentate. Un personaggio liberamente ispirato a Mario Corsi, per tutta Roma “Marione”, un lontano passato nei Nuclei armati rivoluzionari, una seconda vita da star del panorama delle radio della Capitale.

A torto o a ragione, per anni il vivace e complicato mondo della radiofonia romana è stato assimilato a questo, a un pulpito dove più o meno illuminati tribuni della plebe affabulavano il popolo degli ascoltatori sul tema del giorno in città, il calcio, quasi sempre, la politica e l’amministrazione, spesso. E in parte lo è ancora. Radio Radio, l’emittente che ha preso e sollevato Enrico Michetti da una notorietà di quartiere alla candidatura al Campidoglio, per anni è stata una formidabile eccezione. Parterre di opinionisti ed esperti sportivi che vanno ben al di là del Grande raccordo anulare, l’ambizione di costruire talk su calcio e dintorni di respiro nazionale, pian piano la messa in piedi di trasmissioni su cronaca e cultura che non perdessero la connessione con la città ma che non si fossilizzassero a guardarsi l’ombelico.

È durata trent’anni, e per tanti aspetti ancora dura, ma negli ultimi due o giù di lì qualcosa è cambiato. “Ci saranno ambienti politici, economici e finanziari che vorranno tenere controllo sociale e limitazione dei diritti. Dobbiamo impedirlo”. “Ecco le bufale sulle cure negate”. “Un enigma continua a rimbombare nella mente di chi è riuscito, fino a questo momento, a sottrarsi alle imposizioni sanitarie del potere : perché tutti gli altri hanno chinato il capo?”. Si potrebbe continuare riempiendo pagine, sono solo alcuni degli interventi pronunciati in radio o rilanciati dal sito o dai social negli ultimi giorni. Perché oltre al calcio, che continua con un certo successo e una continuità di format a essere il core business dell’emittente, negli ultimi mesi la linea editoriale è cambiata: opposizione alla “dittatura sanitaria”, contrarietà alla mascherina quando la mascherina è diventata obbligatoria, proteste contro le chiusure in epoca di lockdown, indignazione per il green pass quando si è riaperto, esaltazione di modelli alternativi a quello italiano, passando da quello britannico frettolosamente abbandonato quando in Albione fecero marcia indietro ricalcando quel che si è fatto qui nel continente, per sostituirlo con quello svedese alla bisogna.

I vaccini nemmeno a dirlo. Sulla pagina web della radio, nel momento in cui scriviamo si possono reperire con estrema facilità (anzi, è impossibile non sbatterci contro) una serie di articoli che riprendono i contenuti diffusi in onda, con allegati i relativi video su Youtube: “Le opinioni sul vaccino che vi nascondono”. “Le parole agghiaccianti scritte sul Covid da Mario Draghi”; “STUDIO SHOCK: il vaccino è inutile!”. L’opposizione al governo dell’ex governatore della Bce c’entra poco o c’entra il giusto, non è quello il punto. Basta tornare indietro di qualche mese ed ecco che spunta “Il regime getta la maschera: le tremende parole di Conte fanno rabbrividire sul nuovo dpcm”. Il filo rosso che da un paio d’anni ha colorato la radio è quello del complotto permanente: “Avevano previsto tutto, c’è un progetto costruito ad arte per sfruttare e sottomettere i lavoratori”. Echi continui di una big picture, un grande disegno ordito dai poteri forti, chiunque essi siano, per scopi non sempre chiari o comunque cangianti nella loro individuazione.

Una svolta voluta soprattutto da Fabio Duranti, editore di Radio Radio che si è ritagliato uno spazio dietro il microfono soprattutto nel palinsesto mattutino, prima in sordina, poi sempre più caratterizzante i contenuti e la comunicazione stessa. Il 28 agosto Duranti si è presentato in trasmissione esibendo la sua “tessera infame”, ovvero il green pass, “la più grossa infamata fatta dal dopoguerra ad oggi”, specificando di averlo ottenuto tramite tampone, perché “io non mollerò mai, cerco di usare una strategia vincente. Non voglio fare il kamikaze che esce fuori davanti al plotone di esecuzione e mi stendono”.

Per dissidi con l’altro uomo forte e front man della radio, Ilario Di Giovanbattista (suoi i fortunati format sportivi), Duranti è stato per qualche anno fuori dalla gestione dell’emittente e degli studi. Risolte le controversie, vi è rientrato circa tre anni fa, prima in punta di piedi, poi sempre più da protagonista. Sua l’ideazione delle pillole, strisce quotidiane pre-registrate appaltate al discusso studioso di filosofia Diego Fusaro, Francesco Amodeo e l’esperto di “economia umanistica” (?) Valerio Malvezzi. Quest’ultimo spiega che “vogliono creare una popolazione incapace di pensare”, anche se non si capisce bene chi sia a volerlo, promettendo di “svelare il loro disegno”, o di come “si finga” di non “capire il disegno” (anche qui non si capisce bene di chi) che vuole “la massimizzazione del capitale e alla sofferenza planetaria delle persone che non giocano in borsa”.

Oltre alle “pillole” quotidianamente trasmesse, Duranti, che raccontano non porti mai la mascherina sul luogo di lavoro, diverse mattine a settimana si è ritagliato un suo spazio di conduzione, sfruttato quasi esclusivamente per battere il tasto sui temi di cui sopra. Una paio di settimane fa è intervenuto Alessandro Meluzzi, il noto opinionista al di là della destra, per “spiegare bene” la geopolitica del virus “la cui reale portata è conosciuta solo da una cerchia ristretta”. Eccola qua: “Perché la Francia e l’Italia sono Paesi unici al mondo per le misure, per la chiusura, per il Green Pass? Perché al vertice della Francia c’è un funzionario della banca Rothschild, il giovane Macron, e in Italia c’è un uomo della Goldman Sachs, Mario Draghi”.

Ovviamente poco lo spazio per il contraddittorio, quel che non collima con quella visione del mondo diffusa in Fm fa parte del complotto. Appena tre giorni fa Fusaro e Meluzzi hanno spiegato “i meccanismi della propaganda” facendo appello al claim già un po’ logoro del mondo no-vax: il fascismo e il nazismo. “Un enigma continua a rimbombare nella mente di chi è riuscito, fino a questo momento, a sottrarsi alle imposizioni sanitarie del potere : perché tutti gli altri hanno chinato il capo?”, la stentorea introduzione. Fusaro ha poi argomentato che chi finora non si è reso conto del grande complotto ordito alle sue spalle è vittima di “una sorta di autoipnosi messa in pratica dall’uomo” per “autoconvincersi delle proprie menzogne. In questo modo trova un equilibrio con se stesso mentendo, ma convincendosi che sia la verità”.

Si potrebbe andare avanti all’infinito per la ricchezza di un palinsesto che è esploso durante il lockdown, con Radio Radio a raggiungere picchi di ascolto giornaliero sulle varie piattaforme di un milione e mezzo di ascoltatori, che viaggia in parallelo con la parte sportiva gestita da Di Giovanbattista. È quest’ultimo in realtà il vero mentore di Michetti, affacciatosi ai microfoni dell’emittente sei anni fa in modo indipendente e parallelo da quel che sarebbe diventata. Prima una striscia quotidiana mattutina, “La pulce e il professore”, argomenti a piacere sul quale il futuro candidato del centrodestra discettava a piacere a ridosso delle 8, registrata negli studi del suo quartier generale, quartiere Prati, Roma nord, dal quale gestisce anche la sua creatura, la Gazzetta amministrativa. Poi interventi random durante le trasmissioni, anche sportive, dal pulpito delle quali si è costruito un robusto zoccolo duro anche per le sue battaglie sullo stadio della Roma. E un programma “Tie break”, tutti i venerdì dalle 18 alle 19, per parlare di storia e attualità italiana. Infine il mercoledì pomeriggio, un’ora prima, con i microfoni aperti e le richieste di un pubblico ormai diventato suo: “Professore perché non si candida lei a sindaco?”. “Vogliamo una sua lista civica”.

Detto, fatto. Anche perché Michetti è sempre stato attentissimo a non dare giudizi politici. Sempre più presente nei programmi della radio, anche quando doveva discutere con l’assessore o il parlamentare premetteva costantemente: “Il mio è un giudizio tecnico”, la parte dell’esperto, il rifiuto di sbilanciarsi da un lato o dall’altro perché chissà un domani che può succedere. Anche su Virginia Raggi e sulla sua amministrazione, a volte anche duramente criticata ma sempre dal punto di vista delle procedure e degli atti, schivando abilmente la bagarre politica. “Perché non si sa mai da chi poteva arrivare una proposta - dice chi lo conosce bene - anche se il suo orientamento tendenzialmente di destra non è mai stato un mistero per nessuno”.

Di Giovambattista oggi sostiene vivacemente la candidatura michettiana, ne difende idee e iniziative, ha lanciato qualche tempo fa un contest per gli ascoltatori per disegnare il logo della sua lista civica. La proposta che aveva lanciato alla metà agosto di uno spazio gratuito e autogestito per tutti gli altri candidati sindaco è caduta nel vuoto, non se ne è più fatto nulla, e chissà se si potrà mai tornare indietro dall’etichetta che è stata ormai attaccata dai romani sulle frequenze di Radio Radio: “Ah sì, la radio de Michetti”. Nella sua biografia sul sito Duranti scrive che “crede nel principio irrinunciabile che la corretta informazione è il motore della libertà e dei rapporti sociali”, magari nulla è perduto.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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