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Italia spinge per ridurre impegno su finanziamento combustibili fossili - fonti

Impianto Isab, la raffineria di petrolio di proprietà di Lukoil, in Sicilia

di Kate Abnett e Giuseppe Fonte

BRUXELLES (Reuters) - L'Italia sta cercando di indebolire l'impegno che 10 governi europei intendono assumere oggi per interrompere il sostegno pubblico al credito all'esportazione in caso di progetti riguardanti combustibili fossili, secondo quanto emerge dalle bozze di documenti e da fonti vicine al dossier.

Le pressioni dell'Italia arrivano mentre i delegati di quasi 200 Paesi si preparano al vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che entrerà nel vivo la prossima settimana in Egitto, dove i leader mondiali cercheranno di concordare un'azione più severa per far fronte al riscaldamento globale.

Il supporto al credito all'esportazione può assumere la forma di assicurazioni, prestiti o garanzie sui finanziamenti per aiutare le imprese ad intraprendere progetti all'estero.

I 10 stati che insieme costituiscono il gruppo "Export Finance for Future" sono Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Gran Bretagna.

Questi Paesi si sono impegnati a porre fine ai finanziamenti pubblici per i combustibili fossili all'estero in occasione del vertice Onu sul clima dello scorso anno, e ora sono chiamati a tradurre l'impegno in politiche concrete.

A complicare il quadro è però la crisi energetica e lo sforzo congiunto di tutti i paesi europei di affrancarsi dalle forniture russe.

La dichiarazione dei governi, vista da Reuters, pone le basi per porre fine al sostegno finanziario pubblico per progetti internazionali su combustibili fossili in caso di "ricerca, produzione, trasporto, stoccaggio, raffinazione e la distribuzione di carbone, petrolio greggio, gas naturale e la produzione di energia 'unabated'".

Tre fonti vicine al dossier dicono tuttavia che l'Italia ha chiesto di rimuovere l'elenco.

Il governo italiano obietta che non c'è coerenza tra l'obiettivo di raggiungere l'autonomia strategica dalla Russia e l'impossibilità di finanziare le necessarie infrastrutture, spiega una fonte a conoscenza della posizione di Roma.

Sace, la società di credito alle esportazioni controllata dal Tesoro italiano, non ha commentato.

Mentre gli Stati membri Ue cercano di bilanciare la lotta al cambiamento climatico con la risposta a breve termine alla crisi energetica, alcuni - tra cui la Germania - hanno suggerito la necessità di nuovi investimenti nei giacimenti di gas.

I Paesi stanno ancora negoziando la bozza di dichiarazione, che potrebbe cambiare prima della sua pubblicazione prevista per oggi.

Un'email interna del governo tedesco, visionata da Reuters, ha confermato che un Paese si è opposto a questa sezione della bozza di dichiarazione, senza specificare quale.

Non è stato è possibile ottenere un commento da parte del ministero dell'Economia tedesco.

Un rapporto di Export Finance for Future di maggio ha detto che i 10 Paesi coinvolti hanno impegnato 29,8 miliardi di euro in crediti all'esportazione per progetti relativi ai combustibili fossili nel periodo 2015-2020.

L'Italia risulta essere il maggior finanziatore di combustibili fossili all'interno del gruppo con 8,4 miliardi di euro calcolati sull'intero periodo.

(Tradotto da Chiara Bontacchio, editing Sabina Suzzi)