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Rifiuti, trasporti, sanità: i rincari maggiori arrivano dai Comuni

Angela Iannone

Caro. Non è l'inizio di una letterina di Natale, ma il commento spontaneo a tutte - o quasi - le bollette che arrivano nelle case degli italiani.

A fotografare la situazione dei servizi è l'Osservatorio Indis Unioncamere, che ha rivelato come negli ultimi due anni le tariffe pubbliche sono aumentate del 7,5 per cento, per arrivare a toccare il +9,5 per cento per quanto riguarda le tasse locali.
E' dai Comuni che arrivano le stangate più grosse, con le imposte come la Tari o i rincari sui trasporti - urbani ed extraurbani - offerti per la comunità: si parla di un +18,2 per cento sulla tariffa per la raccolta dei rifiuti e di un +12 per cento sull'acqua potabile.

Aumenti anche nel settore dei trasporti: +7,5 per cento per il settore extraurbano, +6,8 per le ferrovie regionali, idem per i biglietti di autobus e metro. A discapito di un servizio molto spesso insoddisfacente.
Se muoversi diventa un'impresa, tra benzina in aumento e biglietti più cari, anche curarsi comincia a diventare un lusso: l'aumento dei servizi sanitari locali raggiunge quota +6,7 per cento, in un settore anch'esso molto sacrificato dai tagli alla spesa sanitaria nazionale.




Se questi rincari variano da Comune a Comune, ci sono delle tariffe che sono aumentate a livello nazionale come l'aumento del 10,1 per cento delle tariffe postali, scattato lo scorso primo dicembre; in aumento inoltre anche i servizi telefonici (+9,9 per cento) e i pedaggi autostradali (+8,8 per cento).

Così, se da una parte l'Osservatorio nota un timido risveglio dei consumi, dall'altro arriva un rincaro anche sui beni di prima necessità, come pasta (+8 per cento) e olio (+15 per cento), quest'ultimo a causa di un raccolto disastroso. Stesso discorso per la pasta, il cui prezzo è consequenziale ad un aumento dei prezzi del grano duro di circa il 40 per cento.



Rincari che anno dopo anno diventano sempre più notevoli: come denuncia Federconsumatori,  tra il  2000 e il 2014, l’acqua è aumentata del 79 per cento, l’energia elettrica del 66 per cento e il gas del 49 per cento. Solo nel 2014, poi, per energia elettrica, gas, acqua e rifiuti le famiglie italiane hanno spese 2.380 euro, un 65,57 per cento in più rispetto al 2000 e il doppio rispetto all’aumento dell’inflazione. Tuttavia, si tratta di una flessione rispetto all’anno scorso, quando si era speso un 4,19 per cento in più. Un risparmio dovuto anche al libero mercato che permette la concorrenza.



Facendo un viaggio tra le città italiane, Firenze risulta essere la città con le bollette dell'acqua più salata, mentre la Campania è la regione dove si paga la tassa sui rifiuti più cara. La stangata arriverà però la prossima settimana, con le scadenze previste per il 16 dicembre di Tasi e Imu.