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Giovani e agricoltura: in arrivo 200mila posti di lavoro

Davide Mazzocco


I segnali positivi dell’agricoltura non possono passare inosservati in una crisi che ci ha obbligato a rendicontare, quotidianamente, numeri negativi. I primi mesi del 2013 confermano il trend registrato nel 2012 con una crescita degli occupati nell’ordine del 3,6%, in netta controtendenza rispetto al mercato nazionale.

Su questi dati il ministro del Welfare, Enrico Giovannini, e quello delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo, dovranno trovare un terreno di confronto comune per incentivare uno dei pochi settori che, nell’ultimo biennio, ha mostrato segni di vitalità.

La staffetta generazionale di cui tanto si parla potrebbe trovare la sua ideale applicazione proprio in agricoltura dove, attualmente, il 37% dei conduttori delle imprese agricole ha oltre 65 anni.

Nella riunione tenutasi ieri Vittorio Sangiorgio, delegato nazionale dei giovani Coldiretti, ha richiesto al ministro De Girolamo interventi tesi a facilitare un turn over che potrebbe dare lavoro, nei prossimi anni, a circa 200mila persone.

Molti si stanno accorgendo di come il cibo italiano sia sinonimo di alta qualità e di come la valorizzazione delle filiere corte e dell’agricoltura di prossimità rappresentino la scommessa del futuro per un’Italia post industriale.

Fra le proposte di Coldiretti vi è la sospensione del pagamento di imposte e contributi per cinque anni alle imprese familiari che effettuano la staffetta generazionale: ovvio che un provvedimento del genere rappresenterebbe un incentivo estremamente allettante per stimolare il turn over e svecchiare il settore.

Un’agricoltura giovane sarebbe un vantaggio anche sotto il profilo turistico e della tutela del territorio, spesso agli altari delle cronache a causa del dissesto idro-geologico.

Coerentemente con le riforme iniziate da Elsa Fornero e ora nelle “mani” di Enrico Giovannini, andranno semplificate le modalità per l’attivazione dei tirocini in tutte quelle aziende agricole che non impiegano manodopera familiare.

E le risorse umane? Coldiretti assicura che a bussare alle porte di cascine e fattorie saranno sempre più giovani: oltre al +3,6% di occupati di questo primo scorcio di 2013, sono i dati sulle iscrizioni negli istituti professionali agricoli (+29%) e negli istituti tecnici di agraria, agroalimentare e agroindustria (+13%) a far guardare al futuro con ottimismo.

Al nuovo Governo Letta viene chiesto di lavorare in prospettiva: ad oggi le imprese giovani iscritte alle camere di commercio sono 59mila, il 7% del totale. Il 70% opera in attività multifunzionali e i due terzi è certificata.

La terra piace, convince e rassicura: il 45% dei giovani che operano nelle imprese agricole è convinto che il nostro Paese offra delle possibilità, una percentuale che sale al 70% di pessimisti se l’indagine è condotta in linea generale. Sempre per rimanere alle aspirazioni e all’atteggiamento verso ciò che ci attende, il 38% dei giovani intervistati preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale.

Nunzia De Girolamo ha assicurato che si impegnerà sia per facilitare gli iter burocratici, sia per far sì che ai giovani che decidono di investire nell’agricoltura vengano aperte corsie preferenziali da parte degli istituti di credito

E non finisce qui: nel solco del suo predecessore Mario Catania, il ministro De Girolamo dovrà proseguire su due fronti strategici: porre un freno al consumo di suolo agricolo (288 ettari al giorno in fumo ovvero 400 campi da calcio) e sbloccare la vendita e l’affitto di terre demaniali.

Se la ripresa ha un colore, in Italia quel colore è il verde.