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Caso Huawei: ecco cosa rischiano gli Usa

[Getty Images]

Ciò di cui si parla diffusamente è il blocco da parte di Google degli aggiornamenti di sistema sui cellulari Huawei. In pratica, chi ha uno smartphone della casa cinese rischia sul lungo termine di non ricevere più gli update di alcune funzionalità e app di Android (il software che lo governa, creato e gestito da Google). Naturalmente l’opinione diffusa è semplice: per il colosso cinese, uno dei principali competitor di Apple nel settore telefonia, è un colpa quasi letale.

Ma è solo Huawei lo sconfitto? In realtà, un articolo di Business Insider spiega che a perderci, e molto più dell’azienda cinese, potrebbero essere gli Usa nella sua interezza. O meglio, sull’ampia scala dell’industria dell’IT tutta. Il motivo è presto detto, e ha un nome preciso: terre rare.

Parliamo di quel gruppo di minerali senza i quali l’industria dell’elettronica non esisterebbe, utilizzati nella produzione di semiconduttori, fibre ottiche, componenti di veicoli ibridi, chip, magneti, catalizzatori. Senza terre rare, per capirci, i processori dei dispositivi informatici non possono funzionare.

La Cina esporta da sola negli Usa l’80% delle terre rare utilizzate nell’industria IT. I canali alternativi a quello di Pechino sono l’Australia, che però non sarebbe capace di colmare il fabbisogno americano, e le aree caucasiche, sulle quali aleggia la mano di Putin e della Russia. La Cina resta quindi il più affidabile dei partner su questo piano, e non è un caso che - sempre secondo il Business Insider - le restrizioni imposte a Huawei, da immediatamente operative, lo siano siano diventate nell’arco di un trimestre.

Quanto è serio il rischio corso dagli Usa? Molto, secondo quanto riporta Bloomberg dopo aver sentito un analista della Pacific Secuirities. L’evento da commentare era la visita del presidente cinese XI Jinping alla JI-Mag Rare Earth Co., azienda leader nel settore delle terre rare. Una visita inattesa, accompagnata dal vicepremier Liu He, capo negoziatore con gli Usa in tema di accordi commerciali. La visita, secondo l’analista, “invia un segnale di avvertimento agli Usa sul fatto che la Cina potrebbe utilizzare le terre rare come una misura di ritorsione, al netto di una guerra commerciale in netta escalation. Un qualcosa che, in caso di acuirsi ulteriore dello scontro, potrebbe includere anche la limitazione stessa dell’export di terre rare verso gli Stati Uniti”.

Insomma, su una sponda del Pacifico si colpisce una società; sull’altra, un intero settore industriale. Non è difficile capire chi ci perde di più.

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