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ANALISI-È in arrivo una guerra valutaria post-Covid?

di Marc Jones e Elizabeth Howcroft
·2 minuto per la lettura
Banconote in dollari e altre valute all'aeroporto internazionale Pearson di Toronto

di Marc Jones e Elizabeth Howcroft

LONDRA (Reuters) - La reazione euforica dei mercati finanziari alle recenti scoperte relative ai vaccini contro il Covid-19 e ai risultati delle elezioni statunitensi sta spingendo alcune valute al rialzo così velocemente che sono iniziati i primi sussulti su una potenziale nuova guerra valutaria.

Quasi un decennio dopo che il ministro delle finanze brasiliano ha paragonato la stampa di moneta delle banche centrali occidentale a una guerra economica, alcune delle condizioni che portarono allora i paesi a indebolire le loro valute sembrano ripresentarsi.

Il crescente desiderio degli investitori di acquistare attività rischiose ha regalato alle divise dei mercati emergenti il miglior mese in quasi due anni a novembre, allungando la serie di guadagni iniziata a giugno.

Un'ulteriore prosecuzione, considerata probabile dopo che ieri il dollaro ha toccato il minimo di due anni, porterebbe alla serie più lunga di guadagni ininterrotta dal 2012.

Corea del Sud, Taiwan e Thailandia sono già abbastanza preoccupate e sono intervenute sui loro mercati valutari o hanno adottato altre misure per cercare di evitare che le già fragili riprese economiche vengano stroncate.

In Svezia, la cui corona è la valuta più performante di quest'anno, la scorsa settimana la banca centrale ha inaspettatamente aumentato il suo programma di stampa di moneta.

"Penso che 'guerra valutaria' sia un'espressione un po' drammatica da usare in questo momento, ma si potrebbe dire che ci sono stati alcuni primi segnali di allarme", ha detto Manik Narain, responsabile della strategia per i mercati emergenti di Ubs. "E se questa forza valutaria dovesse continuare, questi paesi potrebbero iniziare a spingere con più forza" ha aggiunto.

Secondo gli economisti, le svalutazioni valutarie competitive hanno esacerbato la Grande Depressione degli anni '30 e trascinato per decenni il commercio mondiale promuovendo il protezionismo.

Il ciclo di solito inizia con tagli e interventi sui tassi di interesse, ma può rapidamente degenerare con controlli sui capitali o tasse sugli investimenti per allontanare denaro straniero come quello che ora si sta riversando sui mercati emergenti.

I dati dell'Institute of International Finance hanno mostrato che gli investitori hanno speso la cifra record di 40 miliardi di dollari in azioni e 37 miliardi di dollari in obbligazioni nei mercati emergenti, in una frenesia che è stata superiore ai tre mesi precedenti messi insieme.

Il peso messicano, il real brasiliano, la lira turca, il rand sudafricano, il rublo russo e lo zloty polacco sono tutti balzati tra il 5% e il 10%, aggiungendosi ai balzi tra il 5% e 12% delle valute di Cina, Taiwan e Corea da giugno.

((Tradotto da Redazione Danzica, in redazione a Milano Gianluca Semeraro, alice.schillaci@thomsonreuters.com, +48587696614))