Italia Markets open in 1 hr 12 mins

Brexit. Parlamento britannico nel caos, Boris Johnson battuto

Fabio Carbone

Sempre più intricata la graphic novel del tutto reale e non tratta dalla fantasia, che si sta consumando al Parlamento britannico. Il nuovo premier Boris Johnson succeduto a Theresa May per completare l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, è stato sconfitto alla Camera dei Comuni dall’opposizione con l’appoggio di ben 21 deputati del suo stesso partito (i Conservatori).

L’opposizione aveva presentato una legge che si oppone all’uscita dello UK dall’UE senza un accordo (legge anti no-deal). L’intento dell’opposizione, capeggiata dal laburista Jeremy Corbyn, è di costringere la maggioranza e Johnson in particolare, a presentarsi a Bruxelles per richiedere un ulteriore rinvio della Brexit in caso non si riuscisse a raggiungere un accordo entro il 31 ottobre.

Johnson, al termine della votazione, furioso ha risposto a Corbyn e ai partiti che lo hanno appoggiato (indipendentisti scozzesi del Snp e Libdem) che lui non ci andrà a Bruxelles a chiedere un ulteriore rinvio dei termini di scadenza, e che se Corbyn vuole farlo lui allora chieda il mandato agli elettori. Chiara indicazione che Johnson è ora intenzionato a chiedere le elezioni anticipate. Johnson presenterà una mozione di sfiducia nel caso in cui oggi, la Camera dei Comuni, dovesse approvare anche il testo della legge al termine delle tre letture previste.

Boris Johnson: Voi non volete la Brexit!

Boris Johnson accusa l’opposizione di fare tutto ciò avendo come obiettivo il fallimento della Brexit stessa. Il Premier accusa le opposizioni di non volere la Brexit, andando quindi contro il volere popolare espresso durante il referendum del 2016 (51,9% a favore).

C’è da dire che in caso di mancato accordo il Regno Unito rischia un grave blocco del commercio anche di beni essenziali come farmaci e derrate alimentari, per alcune settimane. E come ha riferito un alto dirigente della BCE, ci sono oltre 20 banche inglesi pronte a lasciare il Paese con tanto di capitali, calcolati in 1.300 miliardi di euro (un vero e proprio shock economico). Senza contare il ramo assicurazioni che già da tempo ha trovato soluzioni alternative trasferendo parte dell’operatività in altri Paesi dell’UE.

I dissidenti

I Conservatori perdono 21 deputati, tra cui alcuni di peso come Philip Le, ex sottosegretario che si è sempre dichiaratamente considerato contrario alla Brexit.

Il partito Conservatore è pronto a cacciare i 21 dissidenti secondo gli organi di stampa, dovrebbero quindi essere espulsi dal gruppo parlamentare Tory e probabilmente faranno gruppo a sé stante fino alla chiusura della legislatura che, a questo punto, si preannuncia imminente.

Una guerra di vedute

Lo smarrimento politico che vive il Regno Unito è sotto gli occhi di tutti. Da una parte ci sono i Conservatori ostinatamente decisi a rispettare la volontà popolare espressa nel 2016.

Dall’altra i partiti di opposizione che non sono disposti a una uscita dall’UE senza accordo, e in molti farebbero addirittura a meno della Brexit.

Fatto sta che forse si è giunti a una svolta decisiva, con molta probabilità la parola tornerà al popolo e sarà lui a scegliere il suo futuro, ancora una volta.

Il prezzo della sterlina (GBP)

Naviga in acque agitate il prezzo della sterlina (GBP). Una sterlina vale 1,10564 euro al momento della pubblicazione. Il 10 agosto aveva addirittura toccato 1,06465 euro di valore, facendo registrare un minimo storico che non si vedeva da oltre 10 anni.

Ciò che ci deve far riflettere è il prezzo della sterlina (GBP) nel mese di novembre 2015. In quel periodo 1 pound valeva circa 1,42 euro, mostrando una grande forza nei confronti dell’euro. Nei mesi successivi, quando era ormai chiaro che il Regno Unito si apprestava a indire un referendum popolare sulla permanenza del paese nell’UE, il valore del GBP è crollato inesorabilmente.

This article was originally posted on FX Empire

More From FXEMPIRE: