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Compri casa? Ecco cosa accadrà ai tuoi soldi

Fabrizio Arnhold
Compri casa? Ecco cosa accadrà ai tuoi soldi

I soldi di chi compra casa a disposizione dello Stato. Almeno finché il notaio non avrà trascritto l’atto. Un provvedimento – contenuto nell’articolo 35 della Legge di stabilità appena approvata dal Senato – che se da un lato rischia di aumentare la sofferenza del settore immobiliare, già pesantemente colpito dalla crisi, dall’altro diventa una tutela un più per il compratore. I proventi dovranno essere versati in un conto corrente creato “ad hoc” e gli interessi maturati saranno trasferiti alle piccole e medie imprese.

Il mercato immobiliare fatica terribilmente. Come riporta il sito Monitorimmobiliare.it, il 2013 si chiude con un bilancio di soli 400mila scambi di unità abitative, tornando ai livelli degli anni ’80. Di soldi ce ne sono sempre meno, ma sempre più spesso chi vende una casa usa il denaro per acquistarne un’altra. Il rischio è che la mancanza immediata della disponibilità del gruzzoletto possa rallentare il successivo acquisto. Ma gli acquirenti saranno più tutelati dal rischio di fregature nella compravendita. L’articolo 35 recita: “Il notaio o altro pubblico ufficiale sarà tenuto a versare su apposito conto corrente dedicato il prezzo pattuito per la vendita dell’immobile o altri corrispettivi versati, comprese ad esempio le somme destinate all’estinzione delle spese condominiali non pagate”, oltre a “le somme dovute a titolo di onorari, rimborsi spese, diritti accessori e tributi”, derivanti dalla transazione immobiliare.

I soldi per compare casa, in buona sostanza, resteranno parcheggiati in un conto corrente a disposizione dello Stato. Resta da comprendere se il conto bancario dovrà essere aperto direttamente dal notaio – e in questo caso difficile pensare che lo faccia gratuitamente -, oppure se sarà un conto unico a disposizione di tutti. Gli interessi maturati dal deposito andranno ad alimentare i “fondi di credito agevolato”, destinati a finanziare “le piccole e medie imprese”. Finora succedeva che al momento della firma del rogito il proprietario portava le chiavi di casa, il compratore i soldi. In effetti tutto corretto, ma affinché il contratto di compravendita sia valido, serve che il notaio provveda alla trascrizione dell’atto. Fino a quel momento, solitamente trascorre un mese circa, in via puramente teorica potrebbe succedere che il proprietario venda l’immobile ad un altro acquirente, incassando doppiamente la somma. La legge, in questo caso, dice che a prevalere è chi per primo esegue la trascrizione nei registri immobiliari. Ecco spiegata la tutela maggiore, nel dare in affido la somma al notaio fino a che non siano state assolte le incombenze burocratiche.

Confedilizia, tuttavia, ritiene che il provvedimento sia “un ulteriore aggravio per i cittadini”, considerato, appunto, che i notai dovranno essere retribuiti per il nuovo compito previsto dalla legge. “E’ un peso che andrà a complicare le compravendite e non certo a semplificarle”, ha commentato Valerio Angeletti, presidente nazionale della Fimaa (Federazione italiana mediatori e agenti d’affari). L’obbligo di versare i soldi della transazione sul conto corrente, inoltre, gioca a sfavore anche dei costruttori che vendendo il residenziale nuovo, e avendo perciò contratto un mutuo con le banche, corrono il rischio di scoperto di conto, nell’ipotesi in cui non dovessero incassare subito la somma pattuita.

Maggiori tutele per il compratore oppure prelievo forzoso (seppur momentaneo) dello Stato? Di sicuro, a guadagnarci saranno le banche. In teoria dovrebbero trarre un vantaggio anche le piccole e medie imprese, visto che gli interessi maturati andranno a finanziare proprio le loro casse, svuotate a causa della crisi.