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Donazioni ai partiti? Conviene di più che la lotta al cancro

Fabrizio Arnhold

Sgravi fiscali maggiori per le donazioni ai partiti rispetto a quelle verso associazioni benefiche. E scoppiano le proteste. Dare soldi ai partiti conviene maggiormente che donarli alla lotta contro il cancro. Almeno secondo quanto contenuto nella bozza del disegno di legge approvato dal governo sull’abolizione del finanziamento ai partiti. La percentuale detraibile per chi decidesse di fare una donazione volontaria a un partito potrebbe essere 12 volte superiore rispetto a quella fatta a Telethon.

L’articolo in questione è il numero 8 che introduce il finanziamento privato sotto forma di donazioni: le detrazioni potrebbero arrivare fino al 52 per cento per cifre fino a 5mila euro, e del 26 per centro fino a 20mila euro. Se un cittadino, per esempio, volesse donare 20mila euro al suo partito, recupererebbe, tramite detrazioni, esattamente 6mila e 500 euro. Se la stessa cifra fosse, sempre ipoteticamente, versata a favore di una onlus impegnata nella ricerca contro una malattia rara, l’importo che torna indietro è soltanto di 542 euro. Sì, perché nelle donazioni a qualsiasi associazione la detrazione è fissata con una quota fissa al 26 per cento, ma non oltre i 2mila e 65 euro. Quest’aspetto contenuto nel disegno di legge ha suscitato, come prevedibile, un coro di proteste nel terzo settore che accusa la politica di una sorta di concorrenza sleale. Un’apertura alle lobbies private che possono così anche finanziare partiti, recuperando parte del denaro investito. Tutto legalmente, sia chiaro.

Tra i più arrabbiati per questa eventualità, c’è Greenpeace: “Abbiamo 64mila sostenitori che versano contributi volontari con una media di 90 euro l’anno”, spiega il presidente Giuseppe Onufrio, a Il Fatto Quotidiano. “Ovviamente se offri il doppio dei vantaggi fiscali, in tempo di crisi, qualcuno potrebbe pensarci due volte e per noi sarebbe un guaio”. Perché va bene abolire il finanziamento pubblico per favorire quello privato, ma “ci si aspetterebbe un’ottica al massimo di competizione a pari condizioni, non dello sconto dei partiti a se stessi per garantirsi i fondi”, conclude Onufrio. Anche Emercency si unisce al coro con il vicepresidente Alessandro Bertani: “L’80 per cento dei nostri fondi, circa 30 milioni di euro l’anno, arriva dalle donazioni dei privati, ma sono convinto che i cittadini abbiano piena consapevolezza del contributo offerto al mondo dai partiti e quello delle associazioni, al momento della donazione non avranno dubbi”. Risulta, tra l’altro, difficile comprendere il motivo di questo possibile trattamento fiscale differente, dal momento che i partiti sono considerate delle associazioni di interesse sociale. Evidentemente più alto, almeno per i politici, a giudicare dal trattamento fiscale di favore.

Più caute nelle critiche le associazioni non profit con un profilo più istituzionale, anche se è facile capire come abbiano provato un certo fastidio. “Non vogliamo intervenire nella polemica con i partiti – dichiara il portavoce di Telethon, Marco Piazza – quello che ci sentiamo di dire è che sempre ci battiamo perché gli enti non profit possano godere di un regime di agevolazioni fiscali più conveniente. Negli anni sono stati fatti passi avanti ma siamo molto indietro nei confronti del resto d’Europa”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’Airc (Associazione italiana per la ricerca contro il cancro) che non intende rilasciare dichiarazioni “fino a che il testo non diventerà definitivo”. Per ora si tratta ancora di un disegno di legge che il Parlamento deve ratificare. Il premier Letta spera che le Camere lo approvino in fretta, “dando un segno tangibile della credibilità dei partiti”. Magari con qualche piccolo aggiustamento. Per pensare che l’aggiustatina ridurrà proprio le quote di detraibilità, però, ci vuole davvero un bello sforzo di immaginazione.