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Senza web 4,3 milioni di italiani. Il digitale migliora la vita, ma non è per tutti

·4 minuto per la lettura
(Photo: VioletaStoimenova via Getty Images)
(Photo: VioletaStoimenova via Getty Images)

Per il 70% degli italiani la digitalizzazione migliora la qualità della vita. È questo il primo dato della ricerca “La digital life degli italiani”, realizzata dal Censis in collaborazione con Lenovo. “Presentiamo questa ricerca a 18 mesi dalla pandemia, che ha stravolto le nostre esistenze, ma è stata anche un grande acceleratore digitale”, ha detto il Direttore Generale Censis Massimo Valerii. “Tra il 2019 e il 2020 i consumi complessivi delle famiglie si sono ridotti del 13%, ma in assoluta controtendenza le spese degli italiani hanno avuto un’impennata nel mercato degli smartphone, dei pc e altri accessori”, ha aggiunto.

La pandemia, quindi, non ha fermato il mercato dei dispositivi digitali, questo perché, spiega Valerii, “sono visti come degli investimenti dato che migliorano la vita delle persone, le quali ne hanno molta consapevolezza”. La ricerca infatti evidenzia anche che nove utenti su dieci (il 90,3%) dichiarano di possedere device in linea con le proprie esigenze. “La pandemia - sottolinea ancora il Direttor Generale del Censis – ha dato grande impulso ai dispositivi digitali, utili per didattica a distanza, relazioni affettive, smart working e ha avvicinato al digitale anche fasce di popolazione rimaste ai margini, per questo siamo all’alba di una nuova transizione digitale”.

Anche per Lenovo l’emergenza sanitaria, nelle parole dell’Executive Director Emanuele Baldi, “ha accelerato moltissimo l’evoluzione digitale, perché le persone hanno utilizzato i nuovi strumenti per dare continuità alle proprie azioni quotidiane, come la didattica, il lavoro, sempre più agile, i pagamenti sicuri online”. Lenovo è il primo produttore di pc al mondo. “Siamo passati da un dispositivo per famiglia a uno a persona – ha aggiunto – ecco come la digital life è qui per restare e per noi vuol dire migliorare sempre di più le tecnologie, rendendole facili da usare, in un mondo ibrido in cui la parola d’ordine è la flessibilità”.

La ricerca infatti mostra anche una flessibilità di luoghi e orari. Da dove ci si connette non ha più importanza: il 71,7% degli utenti svolge ovunque le proprie attività digitali - il 93% tra i giovani - e il 25,5% naviga spesso di notte (il 40% tra i giovani). Il 71,1% degli italiani ha una connessione a casa che funziona bene e il 55% è addirittura convinto che la propria relazione amorosa abbia tratto beneficio dai dispositivi digitali.

In questo scenario però si contano ancora in Italia 4,3 milioni di utenti senza connessione. Sono poi 22,7 milioni gli italiani che lamentano disagi in casa, con stanze sovraffollate in cui è complicato svolgere al meglio le proprie attività digitali (14,7 milioni) o con connessioni domestiche lente o malfunzionanti (13,2 milioni).

A mancare inoltre sono le competenze e la consapevolezza “affinché vi sia una cultura del digitale diffusa”, ha detto Emanuela Faina, Direttore Generale Anitec-Assinform, commentando i dati della ricerca. “Ci sono davanti a noi delle sfide enormi, etiche e sociali, vanno affrontate per non frenare l’innovazione digitale”.

Ci sono infatti, dicono i numeri Censis, anche 24 milioni di italiani che non si sentono a loro agio nell’ecosistema digitale: 9 milioni riscontrano difficoltà con le piattaforme di messaggistica istantanea, 8 milioni con la posta elettronica, 8 milioni con i social network, 7 milioni con la navigazione sui siti web, 7 milioni con le piattaforme che consentono di vedere in streaming eventi sportivi, film e serie tv, 6 milioni hanno difficoltà con l’e-commerce, 5 milioni non sanno fare i pagamenti online, 4 milioni non hanno dimestichezza con l’uso delle app e delle piattaforme per le videochiamate e i meeting virtuali.

Importante sottolineare però che “25 milioni di italiani, il 55% della popolazione attiva, quindi le persone tra i 18 e i 70 anni, sono in possesso dell’identità digitale”. A dirlo Stefano Quintarelli, Presidente Agenzia per l’Italia digitale (Agid). “I dati del rapporto testimoniano che l’Italia sta cercando di fare un passo avanti nel digitale”, ha continuato, soffermandosi sui dati della ricerca che toccano la Pubblica Amministrazione. “L′85,3% dei cittadini spera che in un prossimo futuro possa dialogare via e-mail con gli uffici pubblici, l′85% che si possano richiedere documenti e certificati online, l′83,2% di poter pagare online in modo semplice e veloce tasse, bollettini e multe”.

Ha commentato i risultati della ricerca anche Antonello Giacomelli, Commissario dell’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni (AGCOM), ricordando come “il piano banda ultra larga era visionario, la fibra per tutti: cittadini e imprese. Dal 2015, da quel momento ora siamo al piano di Colao. C’è stato un cammino importante. Ora la nuova sfida è il 5G, soprattutto in termini dei servizi che abiliterà”. Giacomelli ha anche parlato della necessità di “ripensare le norme che regolano la nostra vita digitale e di farlo insieme agli altri paesi europei”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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