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L’anno da "Pac-Man" delle Big Tech. Mangiano startup, Lina Khan permettendo

·4 minuto per la lettura
WASHINGTON, DC - APRIL 21: FTC Commissioner nominee Lina M. Khan testifies during a Senate Commerce, Science, and Transportation Committee nomination hearing on April 21, 2021 in Washington, DC. Nelson was a senator representing Florida from 2001-2019. (Photo by Graeme Jennings-Pool/Getty Images) (Photo: Pool via Getty Images)
WASHINGTON, DC - APRIL 21: FTC Commissioner nominee Lina M. Khan testifies during a Senate Commerce, Science, and Transportation Committee nomination hearing on April 21, 2021 in Washington, DC. Nelson was a senator representing Florida from 2001-2019. (Photo by Graeme Jennings-Pool/Getty Images) (Photo: Pool via Getty Images)

Le Big Tech si stanno mangiando le piccole start-up tecnologiche, loro potenziali concorrenti in futuro. Qualcuno già parla di ‘Bigger Tech’. È l’effetto Pac-Man, ispirato al funzionamento dell’iconico videogioco: ogni singola acquisizione, presa di per sé, non ha un particolare valore economico. Ma la somma di tutte può regalare posizioni semi-monopolistiche, nei rispettivi settori, ai grandi acquirenti. E l’ultimo anno è stato l’anno del Pac-Man. Microsoft, Apple, Google, Facebook e compagnia hanno investito 264 miliardi di dollari per prendere possesso delle potenziali rivali. Ma proprio da quest’anno, l’avanzata delle Big Tech è a rischio. I due ‘ostacoli’ si chiamano Joe Biden e Lina Khan. Il primo, già nei primi giorni di insediamento, ha ammesso di “non essere un grande fan di Facebook”. La seconda è la nuova guida dell’Antitrust americana, entrata in carica a giugno. Classe 1989, la più giovane presidente della Federal Trade Commission di sempre, nominata dal più anziano presidente di sempre.

Secondo uno studio della FTC, citato dal Financial Times, dal 2010 al 2019 il processo di concentrazione aziendale messo in atto dalle Big Tech è stato in costante ascesa. Nell’ultimo anno l’Antitrust di Washington ha censito quasi 10.000 acquisizioni di piccole start-up (dal valore massimo di un miliardo). Mai così tante da inizio anni Duemila, in piena bolla Dot-com. È evidente come la pandemia abbia moltiplicato il tempo che miliardi di persone nel mondo passano online, aumentando il traffico sui social e facendo la fortuna dei colossi dell’e-commerce come Amazon. Lo shopping selvaggio ha un triplo effetto positivo per gli affari delle Big Tech: l’eliminazione dal mercato di futuri concorrenti, il controllo dei loro brevetti e l’ingaggio di risorse umane di alto profilo come scienziati, sviluppatori e ingegneri.

Al primo posto della classifica annuale delle maggiori acquisizioni si piazza Microsoft con l’acquisto, per 19 miliardi di dollari, di Nuance, azienda strategica nel settore del cloud e del riconoscimento vocale. L’impero di Bill Gates si era già allargato in maniera considerevole negli ultimi anni, con l’acquisizione di LinkedIn per 26 miliardi cinque anni fa. Al secondo posto c’è Amazon, che ha messo le mani sugli storici studi cinematografici MGM per oltre 8 miliardi di euro.

La sempre maggiore dimensione dei giganti del Web ha inevitabilmente scatenato un acceso dibattito sulle loro posizioni dominanti. Barry Lynn, ex giornalista dell’Associated Press, è diventato famoso per le sue forti prese di posizione contro gli abusi di potere di mercato delle Big Tech americane. Nel 2017 venne addirittura licenziato dalla fondazione New America, per la quale lavorava, per essersi complimentato pubblicamente con l’Antitrust europea dopo la multa da oltre due miliardi di euro comminata a Google per abuso di posizione dominante.

Alla corte di Barry Lynn si è formata la nuova paladina dei sostenitori della libera concorrenza negli Usa. Donna, di origini pakistane, nata a Londra ed emigrata negli States ad undici anni, Lina Khan è l’incarnazione di ciò che resta del Sogno Americano. Da giugno guida la FTC, ed è già stata soprannominata la ‘sceriffa del mercato’ per le sue forti prese di posizione contro le Big Tech. Dopo aver lasciato New America, Khan è diventata famosa con la pubblicazione del saggio ‘Il paradosso antitrust di Amazon’, scritto a soli 28 anni. In sostanza, per Khan, il colosso fondato da Jeff Bezos si troverebbe in un’anomala posizione di abuso di mercato: nonostante il semi-monopolio sull’e-commerce, i prezzi su Amazon sono rimasti bassi. I danni però li pagano i fornitori, soprattutto quelli piccoli, incapaci di reggere all’onda d’urto causata dall’ascesa di Amazon.

Con la promozione all’Antitrust, Khan ha subito messo in chiaro le sue intenzioni. Ad agosto, la commissione da lei guidata ha avviato un’indagine sulle acquisizioni di Instagram (2012) e Whatsapp (2014) da parte di Mark Zuckerberg. L’accusa è che Facebook abbia abusato della sua posizione di mercato privilegiata per sopprimere la concorrenza nel settore. Il braccio di ferro tra Zuckerberg e Khan, in realtà, era già iniziato a luglio, quando i vertici di Facebook avevano chiesto la rimozione della presidente della FTC – insediatasi da neanche un mese – in ragione delle sue posizioni anti-tech già emerse in passato. Il colosso di Menlo Park ha tempo fino al 4 ottobre per rispondere alle accuse dell’Antitrust. Terminato il procedimento, la commissione potrebbe imporre al social network più potente al mondo una sorta di spacchettamento, con la cessione di Instagram e Whatsapp, cioè la loro separazione dagli altri due gioielli del forziere di Zuckerberg: la stessa Facebook e l’app di messaggistica Messenger.

L’attivismo di Lisa Khan non è però un fulmine a ciel sereno. L’amministrazione Biden, che ha nominato Khan all’Antitrust, ha già fatto vedere di essere pronta a limitare lo strapotere di mercato delle Big Tech. “Capitalismo senza competizione non è capitalismo. È sfruttamento”. Con queste parole, a luglio, Joe Biden ha annunciato un ordine esecutivo contro le pratiche anti-competitive. Il provvedimento è parte della grande sfida lanciata dalla Casa Bianca alle concentrazioni aziendali di tutti i settori: trasporti, banche, farmaci. Tempi duri per le grandi aziende, quindi. Non solo per Big Tech.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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