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Le bici? A Milano si riparano a domicilio

Cristina Maccarrone
Officina Ciclante

"Può attendere un attimo? Sono dal cliente e devo sistemare l'attrezzatura". Sono le 19 di un martedì sera e chi mi chiede di aspettarlo dall'altra parte del telefono è Rudy Reyngout, ideatore dell'Officina Ciclante che una città come Milano ha il pregio di avere (e chi vi scrive ha conosciuto grazie al Cylopride). Scoprirò subito dopo che il cliente è il proprietario di un tandem che ha chiamato Rudy perché glielo sistemasse e che questa conversazione si svolge mentre lui è in zona Villaggio dei giornalisti e sta portando avanti il suo lavoro.

Che siate dei ciclisti sportivi o delle persone che usano sempre la bici incuranti di clima, meteo e piste ciclabili carenti ma anche se siete tra quelli che una bici ce l'hanno sì ma non la usano perché rotta,  insomma se appartenete a queste categorie o anche no, sicuramente sarete curiosi di scoprire che c'è un servizio di riparazione di due ruote a domicilio. Poco importa che vi troviate a casa o al lavoro, o anche a casa di amici/fidanzato/parenti, Rudy il giorno successivo (e compatibilmente con gli impegni già presi) a quando l'avrete contattato via mail o via telefono (trovate tutti i riferimenti sul sito) verrà da voi per effettuare la riparazione più adatta.

Ma chi c'è dietro un servizio così singolare? E quali sono le sue caratteristiche? Lìidea è appunto venuta a questo uomo di 50 anni, con un passato remoto da tecnico del suono e regista, un passato prossimo da educatore e che adesso ha un presente e futuro da riparatore di biciclette.
 
Ma non si è inventato questo mestiere dal nulla, tutt'altro, come lui stesso precisa fin dall'inizio della chiacchierata: "Sono sempre stato interessato alla bici come mezzo di locomozione più che come attrezzo sportivo fin da quando, da bambino, in Belgio, dove sono nato e ho vissuto prima di arrivare in italia, percorrevo 5 km in bici per andare a scuola. C'è poi stato l'attivismo, anzi c'è, con Salvaciclisti (il movimento creato da Paolo Pinzuti a difesa dei ciclisti in città, ndr) fino ad arrivare a questa professione".

Rudy si muove per tutta Milano, a seconda di dove lo chiamano, in sella a una cargo-bike  carica di attrezzi e ricambi. Perché non un negozio come gli altri? "Non escludo di aprirlo un giorno, ma volevo dare un servizio che crei un rapporto diverso con i miei clienti. Mi spiego meglio: quando vado a riparare la bici di una persona, c'è chi magari sta comodamente in ufficio e viene contattato una volta che ho concluso il lavoro, ma c'è anche chi, magari tra i clienti da cui sono andato a casa come in questo momento, si ferma con me a chiacchierare, assiste alla riparazione e magari impara qualcosa. Io credo che, come capita per il rapporto paziente-medico, si crei maggiore empatia se la persona è informata di quello che sta succedendo, al proprio corpo o, come nel mio caso, alla bici. Inoltre, se la persona è presente, posso dire cosa va fatto subito in modo da evitare che la situazione peggiori, dare consigli sulla manutenzione e anche su come gestire la bici".

E quali sono invece le differenze rispetto a un servizio tradizionale per costi e gestione di tempo? "Un investimento iniziale consistente riguarda il tipo di bici che uso per spostarmi che costa molto di più delle bici tradizionali e poi da considerare ci sono i materiali. Ma il vero e proprio investimento è in termini di tempo, a differenza delle officine tradizionali. Ogni volta che prendo un appuntamento devo considerare le distanze da percorrere. Sarebbe bello potere concentrare tutti gli appuntamenti della giornata in una zona specifica, ma non è possibile. Quanto ai costi di chi mi contatta (tramite passaparola e i social network) sono quelli di un'officina, c'è da aggiungere la chiamata che ha un costo fisso di 5 euro. Ma è comunque un servizio ecosostenibile e sostenibile. A cui poi appunto vanno aggiunte le lezioni di ciclofficina".