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Mediobanca può battere alcuni target piano 2023 dopo trimestre meglio di attese

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La sede di Mediobanca a Milano

MILANO (Reuters) -Mediobanca è fiduciosa sul raggiungimento dei target del piano al 2023 e può addirittura batterne alcuni dopo aver chiuso il primo trimestre dell'esercizio 2021-22 con un utile sopra le attese, trainato dalla rapida ripresa dell'attività di credito al consumo e dallo sviluppo sostenuto del wealth management che hanno contribuito alla crescita delle commissioni a livelli record.

Lo ha detto il Ceo Alberto Nagel in un briefing sui conti del trimestre, aggiungendo che la banca non cerca operazioni straordinarie 'transformational' sul piano delle dimensioni, pur operando in un settore destinato a consolidarsi, perché in qualità di banca specializzata può dare "più soddisfazioni agli azionisti di banche che hanno l'ingrediente principale nella dimensioni".

Con l'arrivo di Andrea Orcel alla guida di UniCredit alcuni analisti hanno simulato pro e contro di una possibile fusione con Mediobanca. Nagel a maggio ha detto che un'operazione di questo tipo servirebbe poco a entrambe.

Confermato invece l'interesse di Mediobanca per la crescita esterna nel wealth management ma oggi non ci sono opportunità disponibili, ha detto Nagel.

L'utile netto del trimestre è stato di 261,9 milioni, contro attese per 225 milioni secondo un consensus raccolto dalla banca.

Rispetto allo stesso periodo del precedente esercizio l'utile è salito del 30,9% con il positivo contributo dei ricavi di tutte le divisioni e dell'apporto della partecipata Generali (95,1 milioni) che torna su livelli ordinari ed è più che raddoppiato rispetto allo scorso anno penalizzato da oneri non ricorrenti.

I ricavi si attestano a 706,4 milioni, in crescita del 12,8% su anno, con commissioni che per la prima volta superano i 200 milioni (202,7 milioni), in crescita del 7,2% su anno e del 17% su base trimestrale, mentre il margine di interesse è stabile su anno e sale del 4% su trimestre.

Nel credito al consumo l'utile netto trimestrale risale a 90 milioni con un livello di attività che torna pressoché in linea con il periodo pre-Covid.

Nel settore del wealth management l'utile sale del 48% beneficiando della crescita delle masse con Tfa ad oltre 75 miliardi grazie al consolidamento degli attivi gestiti da Bybrook Capital, la cui acquisizione è stata perfezionata a inizio settembre.

La divisione Cib registra invece un calo dell'utile netto del 19% su anno, nonostante la crescita dei ricavi, dovuto alle minori riprese di valore su crediti che lo scorso anno beneficiano della ripresa su Burgo.

Il maggior numero di operazioni di advisory, incluso Mid Cap, e un'intensa attività di lending e Dcm riescono in parte a compensare, relativamente alle commissioni, l'assenza dei grossi ticket dell'anno scorso.

Sul fronte patrimoniale il Cet1 ratio phase-in si attesta al 16,1% a fine settembre, in leggera discesa dal 16,3% dello scorso giugno, scontando l'impatto dell’acquisizione Bybrook e le maggiori deduzioni della partecipazione in Generali.

L'assemblea dei soci del prossimo 28 ottobre sarà chiamata ad approvare un nuovo piano di buy-back fino al 3% del capitale, subordinato all'autorizzazione della Bce.

Per il prossimo trimestre Mediobanca prevede un miglioramento dei volumi creditizi, masse in gestione e pipeline su advisory e capital market, pur in un mercato che appare più volatile.

"Tale andamento dovrebbe consentire un progresso del margine di interesse ed un flusso commissionale in linea con quello del primo trimestre, sostenuto in particolare dalla crescita del Wealth Management", dice l'istituto.

Il costo del rischio, che a fine settembre è ulteriormente sceso a 51 pb, "dovrebbe confermarsi su livelli contenuti".

"L'andamento di questo trimestre ci fa essere fiduciosi sul conseguimento dei risultati del piano al 2023. Siamo su un'ottima traiettoria per raggiungerli e per alcuni indicatori anche batterli", ha detto Nagel.

(Andrea Mandalà, Gianluca Semeraro, in redazione a Roma Stefano Bernabei)

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