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Oro: il 2020 inizia con i prezzi ancora in rialzo

Carlo Alberto De Casa

Non è certo una novità, ma nelle fasi di incertezza sui mercati l’oro torna a splendere. Anche questa volta, sulla scia delle crescenti tensioni fra Usa e Iran, le quotazioni del lingotto sono schizzate ai massimi degli ultimi 7 anni, sino a sfiorare i 1.600 dollari l’oncia. Addirittura, la quotazione aurea in euro si trova sui massimi storici, grazie all’apprezzamento del dollaro sul forex market.

La ripresa era iniziata già sulla fine del 2018, per proseguire nel 2019, con una risalita di oltre 15 punti percentuali nei dodici mesi dell’anno solare. A settembre, poi, i prezzi sono arrivati ad un picco di 1.550 $, prima di frenare per qualche mese. Fra novembre e dicembre, infatti, abbiamo assistito ad una compressione della volatilità sull’oro, con i prezzi incanalati in un trading range laterale fra 1.450 e 1.480, prima di una forte accelerazione sul finire del 2018 e a inizio gennaio 2019, quando numerosi operatori sono tornati a investire sull’oro.

Va ricordato come tradizionalmente gli investitori detengano parte del proprio portafoglio in lingotti, anche per un fine di diversificazione rispetto agli altri comparti. Il metallo giallo, infatti, è una materia prima sui generis, slegata da tutte le altre. L’oro vanta inoltre una correlazione inversa con il mercato azionario, tendendo quindi a salire nelle fasi di elevata tensione sui mercati. Semplificando il tutto, se il portafoglio azionario dovesse soffrire, l’investitore potrebbe contare su una percentuale di investimento aureo che – con buona probabilità – potrebbe rivalutarsi, compensando in parte eventuali discese subite nel comparto azionario.

Se l’indice Vix viene spesso definito come l’indicatore della paura, l’oro può essere definito il bene rifugio per eccellenza. Ma quali le ragioni alla base di questa nuova corsa al lingotto?

Senz’altro le tensioni fra Usa e Iran, ma non possiamo dimenticare come il rally dell’oro abbia radici che arrivano da ben più lontano. Infatti, a spingere al rialzo l’oro sono state anche le politiche monetarie delle banche centrali, molto espansive in questi ultimi anni, ma anche le aspettative per tassi ancora bassi in futuro. La BCE, la Fed e le principali banche centrali verosimilmente terranno i tassi bassi per molto tempo, iniettando liquidità sui mercati. La quantità di denaro in circolazione resterà elevata, mentre l’oro in circolazione cresce ad un passo molto basso, determinato dalle nuove estrazioni da miniera. Sempre a proposito delle ragioni della ripresa aurea, non vanno poi dimenticati gli ingenti acquisti di oro effettuati dalle banche centrali, per un volume che nel 2019 si è assestato secondo le ultime stime a 668 tonnellate. Sul fronte della domanda non si attendono cambiamenti drammatici almeno nel breve termine, con un 2020 che per l’oro si annuncia da protagonista.

Carlo Alberto De Casa – Chief analyst ActivTrades

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This article was originally posted on FX Empire

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