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Papa Francesco su giovani e anziani: "Ognun per sé uccide"

·2 minuto per la lettura
(Photo: ANDREAS SOLARO via Getty Images)
(Photo: ANDREAS SOLARO via Getty Images)

“Nelle nostre società abbiamo consegnato la vita all’idea che ognuno pensa per sé. Ma questo uccide!”. Papa Francesco esorta a marciare “giovani e anziani insieme. I giovani, profeti del futuro che non dimenticano la storia da cui provengono; gli anziani, sognatori mai stanchi che trasmettono esperienza ai giovani, senza sbarrare loro la strada”. C’è bisogno, dice il Pontefice, di “una nuova alleanza” fra giovani e anziani, perché “senza questa alleanza di vita, di sogni e di futuro, rischiamo di morire di fame, perché aumentano i legami spezzati, le solitudini, gli egoismi, le forze disgregatrici”.

“I nonni e gli anziani non sono degli avanzi di vita, degli scarti da buttare” afferma papa Francesco nell’omelia della messa della Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, letta dall’arcivescovo Rino Fisichella. “Non perdiamo la memoria di cui gli anziani sono portatori, perché siamo figli di quella storia e senza radici appassiremo - esorta -. Essi ci hanno custoditi lungo il cammino della crescita, ora tocca a noi custodire la loro vita, alleggerire le loro difficoltà, ascoltare i loro bisogni, creare le condizioni perché possano essere facilitati nelle incombenze quotidiane e non si sentano soli”.

“Chiediamoci - dice il Papa: ‘Ho fatto una visita ai nonni? Agli anziani della mia famiglia o del mio quartiere? Ho prestato loro ascolto? Ho dedicato loro un po’ di tempo?′ Custodiamoli, perché nulla vada perduto: nulla della loro vita e dei loro sogni”. “Sta a noi, oggi - prosegue -, prevenire il rimpianto di domani per non aver dedicato abbastanza attenzione a chi ci ha amato e ci ha donato la vita”.

“Fratelli e sorelle - aggiunge il Pontefice -, i nonni e gli anziani sono pane che nutre la nostra vita. Siamo grati per i loro occhi attenti, che si sono accorti di noi, per le loro ginocchia che ci hanno tenuto in braccio, per le loro mani che ci hanno accompagnato e sollevato, per i giochi che hanno fatto con noi e per le carezze con cui ci hanno consolato. Per favore - esorta -, non dimentichiamoci di loro. Alleiamoci con loro. Impariamo a fermarci, a riconoscerli, ad ascoltarli. Non scartiamoli mai. Custodiamoli nell’amore. E impariamo a condividere con loro del tempo. Ne usciremo migliori”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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