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Prof sexy a Imperia: affari d'oro e fila di clienti nonostante il lockdown

Primo Piano
·2 minuto per la lettura

Le decine di clienti della professoressa ligure “a luci rosse”, che si prostituiva in due appartamenti di Andora e in uno di Imperia, ora rischiano davvero grosso. Per le loro scappatelle, avvenute durante il primo lockdown, avrebbero infatti prodotto false autocertificazioni, giustificando gli spostamenti “per motivi di lavoro e di salute”. E, per questo, potrebbero essere denunciati per falso.

Le indagini dei carabinieri della compagnia di Alassio seguono questo filone, dopo l’arresto di G.N. e R.T., e la denuncia di un pensionato per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione dell’insegnante 56enne imperiese. Nella vicenda sarebbe coinvolta anche una seconda prof, sulla quale però viene mantenuto il più stretto riserbo. La donna avrebbe frequentato i tre appartamenti per soddisfare i piaceri dei clienti più esigenti.

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Le persone che avrebbero violato il lockdown per raggiungere la sexy prof sono circa 70: si tratta di operai, professionisti, uomini sposati ma anche diversi giovani che partivano da tutta la Riviera di Ponente dopo aver risposto agli annunci pubblicati sul web. I clienti dell’insegnante ora vengono ascoltati nella caserma di Alassio.

Come riporta Il Secolo XIX, la donna girava a bordo di una Jaguar e passeggiava in centro a Imperia con il suo cocker. Sotto lo pseudonimo di Elena, avrebbe guadagnato cifre importanti, almeno 8 mila euro al mese. Per gli investigatori G.N. e R.T. avrebbero avuto accesso ai registri elettronici e ai programmi didattici delle classi dove insegnava la prof: l'aiutino alla sexy docente le avrebbe permesso di dedicare più tempo alla sua seconda attività.

I due indagati, che si trovano al momento ai domiciliari, saranno ascoltati dal gip Francesco Meloni che ha firmato le misure restrittive su richiesta del pm Chiara Venturi. Gli avvocati hanno annunciato che presenteranno ricorso ai giudici del tribunale del riesame. Per il difensore di G.N., l’avvocato Mario Leone, la donna non sarebbe stata costretta a prostituirsi.

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