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Vita dopo il Covid: Ue ripensa regole bilancio per la nuova era

·4 minuto per la lettura
Banconota da 20 euro

BRUXELLES (Reuters) - L'Unione europea comincerà da domani a rivedere le proprie regole di bilancio, così spesso causa di discussioni tra gli Stati membri, per riflettere la realtà post-pandemica, fatta di alto debito pubblico ed enormi costi di transizione a un'economia verde.

Durante questa storica revisione, che con ogni probabilità durerà fino alla fine dell'anno prossimo, governi, economisti ed accademici discuteranno di come semplificare il Patto di stabilità e crescita, diventato talmente complesso da essere difficilmente comprensibile.

Il documento redatto inizialmente nel 1997 come due regolamenti e una risoluzione per un totale di 12 pagine si è espanso a ritmo incontrollato, ed è ora accompagnato da un manuale d'uso di 108 pagine, aggiornato ogni anno dalla Commissione europea.

L'obiettivo principale del Patto è di proteggere il valore dell'euro, limitando la capacità dei governi di prendere denaro in prestito. Sebbene la zona euro segua una politica monetaria unica, guidata dalla Bce, ciascuno dei 19 membri dell'Unione monetaria fissa le proprie in materia di politica fiscale.

Questa situazione negli anni è stata alla base di un gran numero di attriti. Nel 2002 l'allora presidente della Commissione europea Romano Prodi definì il patto "stupido", giudizio che non è cambiato negli anni.

"[Questa dichiarazione] mi diede all'epoca molti problemi, in seguito però la maggioranza ha riconosciuto che avevo ragione, perché si è accorta che nei momenti di difficoltà, il patto non funziona" spiegato Prodi a Reuters. "Non credo di aver avuto torto".

I pericoli che possono derivare dalla coesistenza di 19 politiche fiscali con una singola politica monetaria sono diventati chiari per tutti nel 2010, quando l'eccessivo livello di debito della Grecia, tenuto nascosto all'ufficio di statistica Ue e alla Commissione, ha scatenato una crisi del debito sovrano che ha messo a dura prova la moneta unica.

Il patto è gia stato cambiato tre volte: nel 2005 quando Francia e Germania non accettarono che fosse loro applicata la regola di 3% del Pil per il deficit, poi nel 2011 e nel 2013, durante la crisi del debito sovrano, per rassicurare i mercati sulla sicurezza degli investimenti in euro.

TETTO DEBITO 100% PIL LA NUOVA REGOLA

I cambiamenti da discutere sono anche una reazione alla crisi da pandemia, che ha spinto il debito medio della zona euro intorno al 100% del prodotto interno lordo rispetto al 60%-70% dei primi anni '90, quando vennero introdotte le regole.

La riduzione annuale del debito richiesta dalle norme oggi in vigore è semplicemente irrealistica per paesi il cui debito tocca 160% del Pil come l'Italia, e ancora meno per quelli, come la Grecia, che hanno superato quota 200%.

"Un target di debito del 60% del Pil aveva senso quando venne negoziato il Trattato di Maastricht, ma non ha alcun senso oggi" secondo Klaus Regling, a capo del fondo di salvataggio della zona euro e prima ancora responsabile del dipartimento economico della zona euro.

"La capacità dei governi di sostenere il debito pubblico è maggiore di quanto si credeva nel trattato di Maastricht, e questi sono elementi di cui bisogna tenere conto", ha aggiunto Regling.

Sebbene molti ministri delle Finanze credano che i requisiti di riduzione del debito siano troppo stringenti per il mondo post-pandemia, non esiste ancora accordo su come risolvere la questione, se attraverso un'interpretazione differente delle leggi esistenti o se attraverso ulteriori cambiamenti al quadro normativo.

INVESTIMENTI PER IL CLIMA

L'altra grande sfida è assicurarsi che le regole di bilancio non leghino le mani dei governi in un momento in cui il blocco ha bisogno di mettere in campo centinaia di miliardi di euro per portare le emissioni nette di Co2 a zero entro il 2050.

Un'analisi del think tank Bruegel per i ministri delle Finanze europei a settembre ha mostrato che l'investimento pubblico aggiuntivo necessario a raggiungere gli obiettivi climatici Ue dovrà raggiungere lo 0,5%-1% del Pil ogni anno già in questo decennio. La proposta di Bruegel è di scorporare le spese per contrastare il cambiamento climatico dai calcoli del deficit secondo le norme Ue.

Se l'idea ha riscosso l'approvazione, almeno in linea generale, di Francia, Spagna e altri, alcuni funzionari comunitari fanno notare le difficoltà che potrebbero sorgere al nella distinzione tra investimenti 'verdi' e non. Secondo Valdis Dombroskis, vicepresidente della Commissione europea, l'esenzione degli investimenti verdi sarà sicuramente parte della discussione.

Altri funzionari Ue sono però del parere che il Patto offra già la giusta flessibilità, e allentarne le regole potrebbe generare problemi negli anni a venire.

"La richiesta di allentare o di riformare [i criteri] è sempre esistita, ed è sempre stata sbagliata. Ammorbidire le regole in questo momento sarebbe un errore" commenta l'ex ministro delle Finanze tedesco Theo Waigel, spesso definito il padre dell'euro per il ruolo nella creazione della moneta unica negli anni '90.

"Alcuni paesi volevano escludere gli investimenti, altri i costi della pandemia, altri ancora le spese militari. Nel corso degli anni c'è sempre stato qualcosa che i governi volevano escludere. Ma è sempre stata una buona idea tenere duro" aggiunge.

(Tradotto da Luca Fratangelo in redazione a Danzica, in redazione a Milano Alessia Pé, luca.fratangelo@thomsonreuters.com, +48587696613)

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