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Banche, frena crescita impieghi a dicembre, in calo raccolta - Abi

Il logo di Banca D'Italia a Milano

MILANO (Reuters) - Alla chiusura dell'anno scorso si conferma la crescita dei prestiti delle banche italiane a famiglie e imprese anche se in rallentamento rispetto ai mesi precedenti, mentre è in calo la raccolta bancaria dalla clientela, principalmente a causa dei minori depositi delle imprese.

E' quanto emerge dal rapporto mensile dell'Abi su dati pubblicati dalla Banca d'Italia.

A dicembre la variazione annua dei finanziamenti bancari a famiglie e imprese è stata di +2,1%, in calo rispetto al +3,3% del mese precedente.

I tassi di interesse, dice l'associazione bancaria, continuano a subire l'impatto dei cambiamento della politica monetaria, mantenendosi comunque a livelli assoluti storicamente bassi.

Nel dettaglio, il tasso medio sui nuovi prestiti alle imprese a dicembre è salito al 3,44% da 2,94% del mese precedente e quello alle famiglie per l'acquisto di abitazioni al 3,09% dal 3,06%.

Risulta poi in calo dell'1,2% nel raffronto annuo la raccolta complessiva, con la componente dei depositi che è scesa di 24,1 miliardi rispetto a un anno prima (-1,3%) e quella da obbligazione invariata, evidenziando, in quest'ultimo caso, un primo segnale di stabilizzazione rispetto al trend pluriennale di contrazione.

"La riduzione dei depositi bancari, che impattano sulla raccolta complessiva, è imputabile soprattutto ad un utilizzo da parte delle imprese delle risorse che avevano accumulato durante la pandemia", spiega il vice direttore generale Abi Gianfranco Torriero nel corso della presentazione del rapporto.

Per contro salgono gli investimenti in titoli custoditi presso le banche, sia per le famiglie che per le imprese, a dimostrazione di una ricomposizione tra detenzione diretta e indiretta presso le banche.

Quanto alla qualità del credito, le sofferenze nette (cioè al netto delle svalutazioni e accantonamenti) a novembre 2022 sono risultate pari a 16,3 miliardi, in lieve calo (circa 350 milioni) rispetto al mese precedente (-2,1%) e inferiori di circa 1,3 miliardi rispetto a novembre 2021.

"Il livello di rischiosità permane basso, ma bisogna sempre fare attenzione. Un rallentamento dell'economia e aumenti dei tassi tendono a creare condizioni di massima attenzione per monitorare l'evoluzione futura della qualità del credito", dice Torriero.

(Andrea Mandalà, editing Stefano Bernabei)