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Cambia l'Iva sul pellet: ora si risparmierà molto di meno

Andrea Signorelli
I cilindri di legno del pellet (Ansa)

Doveva essere il modo per scaldare casa con un combustibile economico alternativo, che faceva funzionare le stufe di almeno due milioni di famiglie italiane, invece la decisione del governo Renzi aumentare l’Iva sul pellet (i cilindri di materiale legnoso) alzandolo dal 10 al 22% rischia di vanificare tutto.

Secondo i primi calcoli, ogni famiglia spenderà circa 50 euro in più all’anno, producendo un gettito per le casse dello stato di 96 milioni di euro. Non si tratta di cifre enormi, ovviamente, ma che si vanno ad aggiungere a Tasi, Tari e le altre tasse che vengono pagate nel corso dell’anno, mettendo in seria difficoltà le famiglie a basso reddito.

Un aspetto che ha fatto arrabbiare molti cittadini è proprio che il riscaldamento a pellet era stato scelto da famiglie spesso a basso reddito, che hanno la necessità di risparmiare sul riscaldamento. La decisione di alzare l’Iva va quindi a colpire una classe media che nell’ultimo periodo è stata particolarmente tartassata.

In Italia sono stati in tantissimi a scegliere il pellet per risparmiare, tanto che secondo i calcoli dell’Associazione italiana energie agroforestali il nostro paese è il primo consumatore in Europa di pellet, di cui vengono bruciati 3,3 milioni di tonnellate l’anno. Nel giro di pochi anni sono state inoltre installate due milioni di termostufe, che bruciano un prodotto realizzato a partire da scarti di produzioni e che permette di avere anche acqua calda.

Paradossalmente, è stato proprio il successo del pellet ad aver fatto drizzare le antenne ai tecnici del governo. Trovato il modo per risparmiare, aumenta la tassa. Davvero un peccato, se si considera che tra l’altro il successo del pellet aveva fatto la fortuna di molte aziende produttrici del nostro paese - dove, invece, chi installa pannelli fotovoltaici acquista componenti prodotti all’estero - che si sono a messe produrre le stufe apposite.

Lo stesso invece non vale per la materia prima vera e propria, che arriva in larghissima maggioranza da Germania, Austria, ma anche Ucraina, Polonia e Stati Uniti. Insomma, l’Italia è una grande importatrice di pellet, ma l’espansione di questo combustibile riusciva lo stesso a favorire in maniera importante le aziende nostrane. Una crescita che, con l’aumento dell’Iva, rischia di diventare un ricordo del passato.