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Camera con vista: hotel italiani nel mirino degli investitori

di Elisa Anzolin e Valentina Za e Silvia Aloisi
·5 minuto per la lettura
Italy's luxury hotels attract buyers betting on post-pandemic recovery

di Elisa Anzolin e Valentina Za e Silvia Aloisi

MILANO (Reuters) - Gli investitori internazionali tengono d'occhio alcuni dei migliori alberghi italiani, i cui proprietari potrebbero essere invogliati a cedere proprietà che possano essere ristrutturate in tempo per il ritorno dei turisti.

Il numero di ospiti negli hotel italiani si è più che dimezzato nel 2020 e le possibilità di una ripresa quest'anno vanno affievolendosi mentre il Paese è impegnato ad affrontare la terza ondata della pandemia di Covid-19.

L'agenzia nazionale del turismo (Enit) prevede che entro il 2023 i flussi turistici torneranno a superare, anche se di poco, i livelli pre-pandemia, ma l'attesa potrebbe essere troppo lunga per molti proprietari in difficoltà.

"L'attività di M&A si concentra su 'trophy asset', per i quali la pandemia ha cambiato le carte in tavola: famiglie che non avrebbero mai preso in considerazione in passato la possibilità di vendere, ora sono aperte a intavolare una discussione", spiega Marco Zalamena, responsabile dell'hospitality per EY.

Almeno quattro hotel di lusso sono al momento in vendita, secondo due fonti.

Tra questi l'hotel cinque stelle Majestic e il Grand Hotel Via Veneto, a pochi passi di distanza in Via Veneto a Roma.

Più a nord, l'Hotel Britannia è in vendita sulle rive del Lago di Como, mentre la società di real estate private equity Aina Hospitality ha messo in vendita il Four Points Hotel di Milano, spiegano le fonti.

Ross Whieldon, proprietario dell'Hotel Britannia con la moglie Doriana Luchina, ha confermato che stanno esplorando una possibile vendita, aggiungendo che sarebbero anche felici di tenerlo. "Dipende da quanto saranno buone le offerte, non abbiamo ancora preso una decisione", ha detto a Reuters.

Gli altri proprietari non hanno risposto a richieste di commento.

A Venezia, dove nel 2020 si è concentrata la fetta più grossa degli investimenti nel settore, i proprietari dell'Hotel Palace Bonvecchiati, nei pressi di Piazza San Marco, hanno avuto lo scorso anno contatti preliminari con un investitore, secondo le fonti.

Eligio Paties, uno dei due proprietari dell'albergo, ha detto a Reuters che le trattative si sono interrotte presto e al momento i due albergatori non sono più interessati a vendere. "Ci chiamano tutti i giorni", ha aggiunto.

ITALIA MOLTO RICHIESTA

Nel 2020 in Italia il numero degli hotel che hanno cambiato gestione è sceso con il diffondersi della pandemia e il conseguente svuotamento delle camere d'albergo. Le operazioni si sono più che dimezzate a 31 nel 2020 per un totale di 1 miliardo di euro, in calo dai picchi di oltre 3 miliardi di euro delle 67 operazioni del 2019, secondo EY.

Il trend si riflette in tutta Europa, con CBRE che parla di una flessione del 75% in Francia e del 60% sia in Spagna che in Germania.

Ma ci sono segnali che la situazione stia cambiando e l'Italia è richiestissima tra gli investitori.

"L'Italia è il Paese più richiesto in termini di asset del settore ricettivo" ha detto Raimondo Gaetani, business development director presso Patrimonia, società di private equity immobiliare.

"Il motivo è che ha molte più destinazioni di lusso di altri Paesi europei, gli investitori possono quindi costruirsi un portafoglio di hotel che permettono margini più alti".

Nei mesi scorsi Patrimonia ha assistito il gruppo Reuben Brothers nell'acquisto dello storico hotel Luna Baglioni di Venezia per 100 milioni di euro.

Un mercato frammentato e la sottopenetrazione dei brand sono alcune delle caratteristiche che rendono appetibile il settore alberghiero italiano, secondo Francesco Calia, responsabile hotel per l'Italia di CBRE.

GIOCARE D'ATTESA

Con il 90% degli hotel italiani al momento chiusi, secondo i dati di Federalberghi, ci si attende che molte altre strutture a conduzione familiare vengano messe in vendita, con un ribasso dei prezzi che avevano dato finora prova di resistenza.

Marco Michielli, presidente di Federalberghi Veneto, ha detto che riceve tre o quattro telefonate a settimana da fondi di investimento europei interessati a proprietà italiane, diversamente da quanto avveniva nei due o tre anni precedenti la pandemia.

"Sono in attesa che gli albergatori cedano", spiega.

A febbraio la famiglia Billi ha venduto il Grand Hotel de la Minerve a Roma alla società Arsenale.

Il Ceo Paolo Barletta, che ha lanciato Arsenale con Nicola Bulgari, ha detto a Reuters di aspettarsi che la competizione per gli asset italiani si infiammi.

Barletta prevede che le grandi catene alberghiere, che rappresentano al momento appena il 7% del settore ricettivo italiano, possano arrivare a rappresentare il 25-30% del mercato entro i prossimi dieci anni.

RESA DEI CONTI

Con oltre 32.700 hotel e 1,1 milioni di stanze, secondo Eurostat, l'Italia detiene il più ampio portafoglio alberghiero d'Europa, davanti a Germania (32.200 alberghi) e Spagna (19.700).

Il vero momento della resa dei conti per un settore che sconta alti livelli di indebitamento potrebbe arrivare con la fine delle misure di sostegno da parte del governo, che hanno risparmiato agli alberghi i costi del personale, e con la fine del piano di moratoria del debito.

Per sostenere alberghi più piccoli e a conduzione familiare, Cassa depositi e prestiti ha lanciato un fondo da 2 miliardi di euro per investire nel settore.

Il fondo potrebbe andare in aiuto degli albergatori che tengono duro in attesa di una ripresa.

"Il settore è stato colpito duramente ma non è in ginocchio. Una volta che torneremo a viaggiare, la ripresa sarà violenta", ha detto il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca.