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Commercio al dettaglio in Italia, a novembre 2019 calo del 0,2%

Fabio Carbone

L’Istat ha da poco pubblicato i dati sul commercio al dettaglio in Italia riferiti al mese di novembre 2019. Secondo la stima le vendite al dettaglio hanno subito un calo “congiunturale dello 0,2% in valore e dello 0,3% in volume”.

Le maggiori riduzioni riguardano in particolare i beni non alimentari, calati del -0,3% in valore e del -0,4% in volume, ma calano anche le vendite di beni alimentari in volume del -0,2% e stazionarie sul volume.

Se guardiamo ai dati del trimestre settembre – novembre 2019, rispetto al trimestre precedente, le vendite al dettaglio sono diminuite complessivamente dello 0,1% sia in valore che in volume. Una lieve flessione quindi, dove i beni non alimentari sono diminuiti del -0,1% in valore e del -0,2% in volume, mentre i beni alimentari sono diminuiti del -0,1% in valore e sono rimasti stazionari sul valore.

La crescita tendenziale dell’Italia a novembre 2019

Sul piano della crescita tendenziale dell’Italia, l’Istat certifica che a novembre la crescita complessiva è stata dello 0,9% in valore e dello 0,7% in volume.

A crescere in particolare le vendite dei beni alimentari del +2,2% in valore e del +1,4% in volume, mentre i beni non alimentari sono rimasti quasi del tutto invariati rispetto al periodo di riferimento precedente.

Commercio al dettaglio in Italia: I beni non alimentari nel dettaglio

L’Istat fa notare che i beni non alimentari sono variati in modo eterogeneo tra i gruppi di prodotti. I maggiori aumenti hanno riguardato i prodotti di profumeria e cura della persona (+3,8%), dei mobili e arredamento (+2,2%).

Le flessioni più marcate riguardano i prodotti farmaceutici (-2,7%) e il settore foto-ottica e pellicole e supporti magnetici e strumenti musicali (-1,2%).

Rispetto al mese di novembre 2018, “il valore delle vendite al dettaglio aumenta del 3,3% per la grande distribuzione e diminuisce dell’1,4% per le imprese operanti su piccole superfici. In aumento il commercio elettronico (+4,1%)”, scrive l’Istat analizzando il commercio al dettaglio in Italia.

La produzione industriale in Italia

Nei giorni scorsi l’Istat ha pubblicato anche i dati sulla produzione industriale, rilevando che a novembre 2019 è aumentata del +0,1% rispetto ad ottobre. Se guardiamo al dato trimestrale, la flessione congiunturale è del 0,7%.

Vanno bene i beni strumentali (+0,8%) ed i beni intermedi (+0,7%), ma vanno bale l’energia (-2,1%) ed i beni di consumo (-0,2%).

A crescere di più, ancora, sono il comparto elettronica e informatica (+8,1%), l’industria del legno e della carta e stampa (+7%) e la fabbricazione di prodotti chimici (+2,9%).

Cala decisamente l’industria tessile e l’abbigliamento (-5,4%), il settore della raffinazione del petrolio (-5,3%) e la fabbricazione di prodotti in metallo (-4,9%).

Approfondire ogni comparto per comprenderne le ragioni

Come mai cala l’abbigliamento? E come mai si consuma meno energia? E perché il settore della raffinazione è in calo?

Sono solo dati di periodo? Il calo riguarda solo una situazione di generale difficoltà degli italiani nel consumare o si tratta di una fase di cambiamento, nel modo di consumare degli italiani.

Nel settore dell’energia e del petrolio e suoi derivati, non bisognerebbe ad esempio analizzare la crescente sensibilità degli italiani nei confronti delle tematiche ambientali?

Bisognerebbe tenere conto della presa di coscienza degli italiani, di quanto sia utile abbracciare la rivoluzione green, perché alla lunga fa risparmiare.

Alcuni settori industriali sono destinati al declino e alla scomparsa in questo decennio appena iniziato.

This article was originally posted on FX Empire

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