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Crollo ponte Morandi, procura Genova chiede processo per 59 persone, Aspi e Spea- fonti

·3 minuto per la lettura
Il logo Atlantia presso la sede centrale del gruppo a Roma

di Emilio Parodi e Francesca Landini

MILANO (Reuters) - La procura di Genova ha depositato oggi la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di 59 imputati, fra ex dirigenti e dipendenti del gruppo Atlantia, funzionari del Ministero delle Infrastrutture e delle due società Autostrade per l'Italia e Spea per il crollo del ponte Morandi che nel 2018 uccise 43 persone.

Lo riferiscono fonti giudiziarie, aggiungendo che ora il Tribunale dovrà fissare l'inizio dell'udienza preliminare al termine della quale un gup deciderà se mandare a processo gli imputati e le società.

Rispetto all'atto di chiusura indagini, i pm hanno deciso di stralciare la posizione di 10 indagati, fra le posizioni più defilate, sui quali, dicono le fonti dovranno essere svolti valutazioni e approfondimenti.

I capi di imputazione sono, a vario titolo, disastro e crollo doloso, attentato alla sicurezza dei trasporti, omissione dolosa di cautele atte a prevenire disastri, lesioni e omicidio stradale, falso. Reati per i quali il codice penale prevede una pena edittale massima di 15 anni.

Fra i 59 imputati figurano l'ex AD di Atlantia e Aspi Giovanni Castellucci e l'ex numero uno di Spea, azienda a capo delle manutenzioni, sempre del gruppo Atlantia, Antonino Galatà.

I legali di Castellucci e Galatà, e le società Aspi e Spea, chiamate a rispondere del comportamento dei loro dipendenti per effetto della legge sulla responsabilità penale delle aziende, al momento non hanno commentato.

Va ricordato che l'avvenuta presentazione delle richieste di rinvio a giudizio viene comunicata agli imputati solo nel momento in cui viene fissata la data dell'udienza preliminare.

Il 14 agosto del 2018 il cedimento del viadotto gestito da Autostrade per l'Italia (Aspi) causò la morte di 43 persone e il ferimento di altre 40, aprendo un aspro dibattito sulla gestione da parte di gruppi privati delle concessioni autostradali.

I PERITI: NIENTE CONTROLLI E SCARSA MANUTENZIONE

In oltre due anni e mezzo l'indagine ha cercato di chiarire le cause del crollo e, al termine dell'incidente probatorio nel febbraio scorso, i periti del Gip hanno indicato la mancanza o l'inadeguatezza dei controlli e gli scarsi interventi di manutenzione che non hanno posto rimedio alla corrosione dei cavi del ponte.

Secondo la procura gli imputati apicali erano a conoscenza dello stato di pericolo in cui versava il ponte autostradale su cui per decenni è transitato tutto il traffico proveniente dalla Francia e dal Nord-Ovest d'Italia verso Genova.

Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Genova e coordinate dalla procura sostengono che la sostanziale assenza di controlli e interventi significativi fosse finalizzata al risparmio di denaro e a garantire utili agli azionisti.

Nelle centinaia di pagine del documento di chiusura inchiesta del 22 aprile scorso sono elencate le migliaia di pagine di materiale probatorio raccolto -- comprese intercettazioni e verbali di interrogatorio -- e viene sintetizzzato in 35 punti il quadro dell'accusa.

LE ALTRE TRE INCHIESTE VERSO LA CHIUSURA

L'inchiesta sul crollo mortale del ponte autostradale e i conseguenti accertamenti a tappeto della Gdf hanno condotto all'apertura di altre inchieste, accomunate dalla maggior parte degli indagati e dal minimo comun denominatore di presunti falsi controlli per risparmiare sulla manutenzione.

Una riguarda i mancati controlli a decine di viadotti autostradali, una seconda i mancati interventi ai pannelli fonoassorbenti e una terza alla scarsa manutenzione delle gallerie autostradali. Quest'ultima dopo un crollo all'interno di un tunnel sulla autostrada A26 che per fortuna non causò vittime.

Le fonti giudiziarie riferiscono che tutte e tre le inchieste si avviano a conclusione entro l'estate.

(in redazione Stefano Bernabei)

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