Eurostat: il 42% della crisi bancaria è pagato dall'Irlanda

Lo rivelano gli ultimi dati dell'Eurostat: il costo della crisi bancaria europea è stato versato principalmente dall'Irlanda, uno degli Stati appartenenti al PIIGS in cui la crisi economica è stata maggiormente avvertita.

I dati parlano chiaro: l'Irlanda ha pagato il 42% del costo totale della crisi, per un valore di circa 9 mila euro a persona. Una percentuale elevata che viene maggiormente rafforzata confrontando queste cifre con quelle della Germania: secondo l'Ufficio statistico europeo, infatti, la crisi è costata a Dublino il 25% del PIL, mentre per Berlino solo l'1,5%.

Dati che emergono proprio in corrispondenza con l'inizio del semestre di presidenza di turno dell'Irlanda al Consiglio dell'Unione Europea. Proprio in questa occasione, il premier irlandese Enda Kenny ha annunciato che farà uscire il suo Paese prima della fine del 2013 dal programma di aiuti della Troika, sottolineando come attraverso la sua politica economica abbia quasi restituito tutto il prestito concesso per uscire dalla crisi. Un prestito che però continuerà a gravare sulle spalle dei cittadini, con debiti e tasse e con una disoccupazione che ha raggiunto ormai la cifra record del 15%.

Di fronte a tali dichiarazioni, lo scetticismo degli addetti ai lavori è palese: la media del debito frutto di questa crisi in tutta la UE è di 192 euro pro capite, cifra irrisoria rispetto ai 9 mila euro per ogni irlandese, una cifra che oltretutto non tiene conto dei 18 miliardi forniti dal National Pension Reserve Fund, il fondo pensionistico irlandese.
Dopo l'Irlanda, ad avere il peso più oneroso sulle spalle sono i tedeschi - con 491 euro a testa di debito - e la Lettonia, la cui crisi del sistema bancario è costata ai suoi abitanti ben 317 euro a testa.

Un piano di aggiustamento, quello irlandese, rigoroso e severo. Sta ora a Dublino sfruttare durante i suoi mesi di presidenza, piani che possano portarla fuori dalla crisi che l'attanaglia. Tra questi, l'unione bancaria, un progetto che - secondo l'economista Paolo Guerrieri - "servirà sicuramente non certo ad evitare ma quantomeno a mitigare le future crisi". Un'unione, però, necessaria anche per rimediare ai danni del passato, "per per poter affrontare le crisi bancarie che si sono accumulate". Un aiuto europeo, dunque, "perchè - conclude l'economista - altrimenti le risorse di questi due Paesi non saranno sufficienti e soprattutto il legame tra crisi bancaria e crisi dei debiti sovrani tornerà in qualche modo ad operare".

E l'Italia? Gli ultimi numeri di Eurostat - risalenti ad ottobre 2012 - parlavano di un debito pubblico record, schizzato nel secondo trimestre al 126,1% del Pil. Il picco più alto dal 1995, quando arrivò al 120,9%. Un debito di 1.982.239 milioni di euro, cresciuto di 2,3 punti percentuali di Pil in più rispetto al primo trimestre. Una crescita legata però al prestito che l’Italia ha elargito a Grecia, Portogallo e Irlanda, in evidente difficoltà, corrispondente al1,9% del Pil.