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Finanziamento illecito ai partiti: via la prigione se passa la linea del Pdl

Davide Mazzocco
Finanziamento illecito ai partiti: via la prigione se passa la linea del Pdl

Cinque righe appena. È quanto basta per togliere il carcere a chi si renderà autore di finanziamento illecito ai partiti. “All'articolo 7, terzo comma, le parole da ‘reclusione a triplo’ sono sostituite dalle seguenti ‘sanzione amministrativa pecuniaria pari al triplo’”. Via le pene detentive che vanno da sei mesi a quattro anni e resta solamente la sanzione amministrativa pecuniaria. La moratoria porta la firma del PDL: di Maurizio Bianconi (vicesegretario amministrativo del Popolo delle Libertà), di Rocco Crimi (l’altro gestore della cassa del partito), di Anna Grazia Calabria (responsabile giovanile), di Elena Centemero (responsabile scuola), di Laura Ravetto e di Francesco Saverio Romano (ex ministro dell’agricoltura).

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La depenalizzazione arriva a fine luglio, quando la soglia d’attenzione dell’opinione pubblica è più bassa, ma sembra essere, soprattutto, un paracadute per bilanciare il processo che dovrebbe portare, con tutti i rallentamenti del caso, all’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Senza il finanziamento pubblico, infatti, saranno lobby, gruppi di pressione e donatori “dal basso” a sostenere le forze politiche, un meccanismo che presuppone la massima trasparenza.

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L’emendamento al disegno di legge del Governo Letta cancella il finanziamento pubblico dei partiti istituito con la legge 195 del 1974. E cancella l’ultimo dei tre pilastri che resero possibile la stagione di Mani Pulite. Interpellato da Repubblica, Rodolfo Sabelli, presidente dell’Associazione nazionale magistrati si dice “meravigliato di come si possa fare una proposta del genere”.

Sabelli spiega come l’azione del pool di Mani Pulite fosse fondata su tre pilastri: il reato di corruzione, il falso in bilancio e il finanziamento illecito ai partiti. Se il secondo “non è stato formalmente depenalizzato, ma di fatto è depenalizzato, totalmente depotenziato”, il terzo potrebbe subire lo stesso procedimento di limitazione.

La riforma in atto sposterà il finanziamento sul provato, ma il presupposto è un rafforzamento della trasparenza. L’emendamento, invece, va nella direzione di una maggiore tutela per chi pratica il finanziamento illecito dei partiti e, nel fatto che arrivi da Bianconi e Crimi che gestiscono le casse del Popolo delle Libertà, non è difficile percepire l’eco delle tante leggi ad personam dell’ultimo ventennio.
 
Anzi, forse è il caso di dire ad personas, vista l’ampio numero di politici che potrebbero beneficiarne: da Filippo Penati a Claudio Scajola, senza dimenticare Marco Milanese condannato a otto mesi di reclusione per lo stesso reato.

Niente più detenzione da sei a quattro mesi, dunque, ma soltanto una pena pecuniaria fino al triplo delle somme versate in maniera illecita e senza lasciare tracce. Nelle file del PD qualcuno ha già fatto sapere che farà mancare il suo voto, mentre è scontata l’opposizione dei Cinque Stelle. Di certo è un passaggio cruciale per verificare se il Governo Letta vuole cambiare veramente o limitarsi a provvedimenti di facciata in grado di creare consenso, senza troppo danneggiare equilibri consolidati da decenni.

In Italia di fronte a ogni riforma viene prontamente preparata una controriforma in grado di disinnescarla. Un finanziamento privato senza la dissuasione di pene detentive per chi lo pratica in maniera illecita, rischia di consegnare, ancor di più, le chiavi del Paese a lobby, imprese, corporazioni e gruppi di pressione, senza la possibilità che la cittadinanza possa sorvegliare su chi e che cosa determinano le scelte che la riguardano.

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