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Garattini: "Troppo presto parlare di quarta dose. Le priorità sono altre: vaccinare tutti e produrli" (di S.Renda)

·5 minuto per la lettura
(Photo: NurPhoto via NurPhoto via Getty Images)
(Photo: NurPhoto via NurPhoto via Getty Images)

“Troppo presto”, ci dice Walter Ricciardi consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza. “Le priorità sono altre”, sottolinea ad Huffpost Silvio Garattini, farmacologo e presidente dell’Irccs Istituto Mario Negri. Parlare di quarta dose del vaccino anti-Covid risulta prematuro, quando ad aver ricevuto la terza in Italia sono meno di 6 milioni di persone, ma soprattutto la percentuale di non vaccinati nel mondo resta ancora troppo alta per poter concentrarsi su altro.

Il tema è stato affrontato da Franco Locatelli, coordinatore del Cts. In un’intervista a SkyTG24 ha affermato che la possibilità “non si può escludere”: “Non sappiamo quale sarà la protezione conferita dalla terza dose. Per analogie con pregressi vaccini la terza dose genera una risposta di memoria più efficace ma da qui a dire che ci conferirà una protezione che dura per anni ce ne corre”. Da Israele - paese che da inizio pandemia ha agito d’anticipo sugli altri in tema di strategia vaccinale - il ministro della sanità Nitzan Horowitz in varie interviste ha affermato che non è “irragionevole” pensare a un quarto vaccino, utile per contrastare una futura quinta ondata, meno severa di quelle viste sinora, ma comunque da tenere a bada per contrastare la diffusione del virus.

“Non sappiamo se sarà necessaria. Ciò che è importante è non continuare a spostare l’attenzione su nuovi argomenti, ma insistere sulle questioni fondamentali, invece sembra che per non risolvere un problema, ne prospettiamo uno nuovo”, spiega Silvio Garattini, “La priorità in questo momento non è la quarta dose, ma vaccinare chi non l’ha mai fatto. Inutile pensare a un’iniezione aggiuntiva quando ancora milioni di persone non hanno ricevuto la prima”.

Professor Garattini, arriverà un nuovo monito dall’Oms come accaduto con la terza dose? Pensiamo a potenziare il vaccino in paesi con un tasso di iniezioni già avanzato, mentre nei paesi poveri le poche dosi in circolazione lasciano spazio a nuove mutazioni

Questa variante del Sudafrica ci fa capire che dobbiamo vaccinare tutto il mondo, inutile pensare di risolvere i problemi localmente, siamo in una situazione di globalità. Si continua a parlarne, ma non si fa niente. Di varianti ce ne sono 280mila, molte delle quali non hanno grande impatto, ma una di questa potrebbe bucare i vaccini e dovremmo ricominciare tutto da capo. Pensiamo prima ai paesi non vaccinati. Già la terza è una precauzione importante in vista delle nuove varianti. Se poi sarà necessario, penseremo anche alla quarta.

Questa fantomatica quarta dose avrà lo scopo di potenziare gli anticorpi in calo o dovrà intervenire per contrastare nuove varianti che potrebbero sfuggire alla copertura dei vaccini sviluppati sul ceppo nato a Wuhan?

Non lo sappiamo. Non sappiamo se servirà, a cosa servirà. Non bisogna fare gli indovini. Ci stiamo dimenticando di chi non è vaccinato.

L’infettivologo Matteo Bassetti ha reso nota la sua ipotesi: quarta dose nel 2022, a 12 mesi dalla terza. È uno scenario possibile?

Non lo so. Uno può dire ’22, un altro ’23. Sono previsioni sulla base di pareri personali, non hanno basi scientifiche. Aspettiamo. Ripeto: le priorità sono altre.

Quali sono allora le altre priorità?

Prima di tutto continuiamo a essere prudenti: troppa gente senza mascherina, assembramenti con tante persone. Vigilare su queste pratiche sarebbe già una misura efficace. Sul Green Pass sono state effettuate piccole variazioni che non servono a niente: bisogna togliere completamente dalle opzioni il tampone, che non protegge da niente, offre solo una fotografia sulla situazione attuale. Un altro punto importante è che dovremmo iniziare a produrre noi i vaccini, non possiamo dipendere dagli altri. Poi viene la terza dose, poi la quarta…

A questo proposito: l’azienda biotech Takis ha reso oggi noto che è pronta in Italia la prima piattaforma di un vaccino anti Covid-19 progettato in modo specifico per contrastare la variante Omicron e si prevede di poter cominciare i test preclinici fra alcune settimane. Com’è possibile, in così poco tempo?

Conoscendo la composizione della variante si può pensare a un mRna che sia adatto per lei. In 100 giorni è possibile formulare un nuovo vaccino. Ben venga un gruppo italiano che si occupi di mettere a punto un nuovo formulato. Se il problema va avanti nel tempo non possiamo rimanere nelle mani delle multinazionali.

Anche le terapie potrebbero richiedere aggiornamenti. Sulla pillola contro il Covid sviluppata da Merck sono stati diffusi nuovi risultati: mostrano riduzione del 30% in ricoveri e morti. Le proiezioni iniziali erano state più generose in termini di efficacia.

Bisogna essere sempre cauti. Le belle notizie fanno piacere, ma è necessario aspettare sempre i risultati finali dei test. Spesso i successi vengono ridimensionati. Speriamo anche nella pillola antivirale della Pfizer e nei tanti altri gruppi di ricerca che stanno lavorando in giro per il mondo. Certamente qualcosa uscirà fuori, ne abbiamo bisogno. I vaccini sono la base, ma se si sviluppa la malattia è utile avere dei farmaci in grado di agire su essa.

Intanto è giusto preoccuparsi della variante omicron?

Bisogna certamente conoscere cosa succede. Al momento sappiamo che forse ha una maggiore contagiosità. Ma questo è stato stabilito nel contesto del Sudafrica, molto differente dal nostro. Sia per le aspettative di vita, sia per l’organizzazione medica, sia per l’ambiente. La dottoressa che ha dato l’allarme ci dice che i sintomi sarebbero lievi ma diversi, tra cui il prurito alla gola, non osservato nel virus generato dalle altre varianti.

Il paziente zero italiano - primo individuato a essere stato infettato con l’omicron - aveva ricevuto in precedenza una doppia dose anti-Covid e racconta di aver sviluppato sintomi lievi. La sua esperienza ci fa ben sperare sull’efficacia del vaccino anche contro questa nuova variante?

Sì, ma non possiamo giudicare sulla base di una persona. Dobbiamo aspettare e vedere cosa succede quando questa variante si diffonderà, in un paio di settimane conosceremo qual è l’aggressività e su base scientifica anche qual è l’efficacia dei vaccini.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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