Imu, la classificazione degli immobili

Il calcolo dell'Imu dipende dalla categoria catastale a cui appartiene l'immobile: ecco le principali classificazioni

Il calcolo della prima rata dell’Imu, la cui scadenza è fissata al prossimo 18 giugno, è legato alla valutazione degli edifici. Ogni Comune può infatti differenziare le aliquote a seconda delle singole categorie catastali, purché non scenda sotto i limiti fissati dalla normativa statale e non si allontani dai principi di ragionevolezza e non discriminazione. I fabbricati vengono dunque registrati dalle amministrazioni comunali che rappresentano il territorio tramite una mappa, suddivisa generalmente in fogli e particelle. Le unità immobiliari appartenenti a ogni fabbricato sono inserite in specifiche categorie che determinano poi il gruppo di appartenenza. Il parametro fondamentale utilizzato per incasellare l’edificio è la classe, che distingue le costruzioni in base al livello delle finiture, della dotazione dei servizi, dell’ampiezza dei vani e della loro posizione.

Per comprendere a quale classificazione appartiene l’immobile, è necessario consultare la tabelle delle categorie catastali. La prima categoria include gli edifici a “destinazione ordinaria” che si dividono in tre gruppi. Alla lettera A troviamo le unità abitative, di qualsiasi tipo si intendano: dal monolocale alla villetta, dal palazzo signorile all’appartamento più modesto. Le abitazioni di tipo signorile (A1) sono considerate quelle “appartenenti a fabbricati ubicati in zone di pregio con caratteristiche costruttive, tecnologiche e di rifiniture di livello superiore a quello dei fabbricati di tipo residenziale”. Quelle di tipo civile (A2) presentano, invece, caratteristiche “rispondenti alle locali richieste di mercato”. Le abitazioni di tipo economico (A3) sono costruite “con impianti tecnologici limitati ai soli indispensabili”, mentre quelle di tipo popolare (A4) sono realizzate con “caratteristiche costruttive e di rifiniture di modesto livello”. Scendendo più in basso, ci sono le abitazioni di tipo ultrapopolare (A5) “che di norma non sono dotate di servizi igienico-sanitari esclusivi”. I villini (A7) sono dotati di “aree esterne a uso esclusivo”, mentre le ville (A8) sono “quegli immobili caratterizzati essenzialmente dalla presenza di un parco o di un giardino”. In questo gruppo rientrano anche le strutture destinate allo svolgimento delle attività professionali come uffici e studi privati (A10). Gli alloggi tipici dei luoghi (A11) sono i rifugi di montagne, le baite e i trulli.

Alla lettera B corrispondono invece istituzioni di ogni genere, accomunate dal fatto di svolgere attività senza fini di lucro. Sono presenti quindi collegi, conventi caserme e ospizi (B1); case di cura e ospedali (B2); carceri e riformatori (B3); uffici pubblici (B4); scuole e laboratori scientifici (B5); biblioteche, pinacoteche e musei (B6); cappelli e oratori (B7); magazzini sotterranei (B8). Un altro elemento che accomuna le strutture di questo gruppo è che non devono trovarsi  all’interno di costruzioni con “eminenti pregi artistici e storici”.  Alla lettera C troviamo negozi (C1), magazzini (C2), laboratori professionali (C3), impianti sportivi (C4), stabilimenti con acque curative (C5),  autorimesse (C6).  

La seconda categoria include gli “immobili a destinazione speciale” che vengono inquadrati sotto la lettera D. Gli edifici di questa sezione sono accomunati dal fatto di ospitare attività a fine di lucro o comunque di carattere commerciale e produttivo. Sono quindi presenti hotel, cinema, teatri, case di cura, istituti bancari, assicurazioni, strutture agricole e stabilimenti balneari.  La terza categoria tratta “gli immobili a destinazione particolare”, associati alla lettera E che comprende costruzioni destinate al servizio di trasporto pubblico, edifici di culto e cimiteri. Alla F, infine, sono abbinati immobili fatiscenti, totalmente o parzialmente inabitabili, in fase di costruzione.