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Mario Draghi può giocare duro con Andrea Orcel

·3 minuto per la lettura
Il Ceo di Unicredit Andrea Orcel a Londra

di Lisa Jucca

MILANO (Reuters) - La carta migliore in mano al presidente del consiglio Mario Draghi nella partita a poker su Banca Mps è forse quella di prendere tempo. Roma sta cercando disperatamente di far convolare a nozze la storica banca toscana con UniCredit. Ma la dote richiesta dal Ceo Andrea Orcel è molto alta, almeno 7 miliardi di euro. Una somma pesante per i contribuenti italiani.

Era scontato sin dal principio che le trattative con l'investment banker di lungo corso sarebbero state difficili. All'inizio dei negoziati con il Tesoro, azionista di maggioranza di Monte dei Paschi, il nuovo Ceo di UniCredit ha messo in chiaro che un accordo sarebbe stato possibile, ma solo se non fosse risultato dannoso per la base patrimoniale della banca e se avesse comportato un incremento degli utili, cosa che sottintende che Mps avrebbe avuto innanzitutto bisogno di ulteriori fondi pubblici. La posizione di Draghi poi è indebolita dal fatto che le regole dell'Unione europea lo costringono a cedere la quota in Mps, acquisita con il salvataggio del 2017, entro il prossimo giugno.

Draghi sarà in ogni caso costretto a immettere altri soldi in Monte dei Paschi. La banca senese, al 64% di proprietà dello Stato, ha calcolato a gennaio di aver bisogno di 2,5 miliardi di euro per rinforzare il proprio capitale. Il conto presentato da Orcel non solo è molto più salato, ma potrebbe anche contemplare 7.000 ulteriori tagli di posti di lavoro, lasciando allo Stato i crediti deteriorati e le pendenze legali. Si tratta di una richiesta onerosa per lo Stato, che ha già iniettato 5,4 miliardi di euro nelle casse della banca senese appena 4 anni fa.

Orcel minaccia di far saltare l'operazione se non si giungerà presto a un accordo. Tuttavia Draghi ha un piano B: potrebbe chiedere a Bruxelles un'estensione del termine ultimo per vendere la quota di Mps, citando le conseguenze della pandemia come motivazione. Questo gli potrebbe dare un po' di tempo per trovare una soluzione alternativa, magari coinvolgendo altre banche più piccole come Banco Bpm o Bper Banca, oppure vendendo gradualmente la quota sul mercato. Questo metterebbe sotto pressione Orcel: i suoi stessi azionisti hanno scommesso sul titolo UniCredit sulle speranze di una combinazione bancaria.

Il rischio è che non si materializzi nessuna alternativa decente, e che via XX settembre resti bloccata con una banca che perde soldi. Ci sono, tuttavia, dei segnali di ripresa di Mps. La banca ha riportato un utile netto di 200 milioni di euro nel primo semestre, riducendo i propri crediti in sofferenza ad appena il 2,5% del totale. Mps ritiene inoltre che il suo shortfall di capitale sarà di solo 500 milioni di euro il prossimo anno. La ripresa dell'economia italiana potrebbe fornire ulteriore aiuto.

Draghi rischia qualunque cosa scelga di fare. Ma scatenare una tempesta politica a causa di un altro costoso bailout è probabilmente l'ipotesi a lui meno gradita.

(Tradotto da Luca Fratangelo in redazione a Danzica, in redazione a Milano Gianluca Semeraro, luca.fratangelo@thomsonreuters.com, +48587696613)

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