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Nomine Ue, quando il gender (tedesco) prevale sulla competenza

·3 minuto per la lettura
22 September 2021, North Rhine-Westphalia, Cologne: Olaf Scholz, Finance Minister and SPD candidate for Chancellor, is on stage during an election campaign appearance. Photo: Federico Gambarini/dpa (Photo by Federico Gambarini/picture alliance via Getty Images) (Photo: picture alliance via Getty Images)
22 September 2021, North Rhine-Westphalia, Cologne: Olaf Scholz, Finance Minister and SPD candidate for Chancellor, is on stage during an election campaign appearance. Photo: Federico Gambarini/dpa (Photo by Federico Gambarini/picture alliance via Getty Images) (Photo: picture alliance via Getty Images)

Un vero proprio blitz che per giunta crea un precedente pericoloso per il futuro delle nomine europee. A Bruxelles c’è forte malumore per la manovra della Germania che è riuscita a ‘imporre’ la sua candidata Verena Ross al vertice dell’Esma, l’agenzia europea per gli strumenti finanziari e i mercati, sfilando la nomina all’italiano Carmine Di Noia, pur arrivato primo nella selezione del panel indipendente che da prassi, in base al curriculum, sceglie i vertici delle agenzie europee.

Ci si aspettava, soprattutto da parte italiana, che il nome di Di Noia fosse semplicemente ratificato dal Consiglio europeo e poi dall’Europarlamento, come è sempre avvenuto in passato per nomine di questo genere. E invece no. Già prima dell’estate il governo di Berlino ha chiesto e ottenuto un inedito ballottaggio tra Di Noia e Ross, arrivata seconda nella selezione del panel. Gli ambasciatori degli Stati membri hanno votato oggi, a scrutinio segreto. Ha vinto la tedesca. Le impronte sono del ministro delle Finanze e ora candidato cancelliere per la Spd Olaf Scholz, segnalano qualificate fonti europee.

Il socialista Scholz si è attivato in prima persona per la nomina di Ross, anche a costo di sconvolgere le regole. Una manovra messa a segno di fatto già prima dell’estate, con la complicità della presidenza portoghese dell’Ue, di turno fino alla fine di giugno. È stato allora che il governo di Berlino ha iniziato a spingere per sovvertire il risultato della selezione iniziale che, in base a competenze e curriculum, aveva preferito l’italiano Di Noia, attuale commissario della Consob. Per farlo, i tedeschi hanno usato l’argomentazione del gender.

Meglio una donna, è stata la loro linea, incuranti del fatto che solo nel maggio scorso la francese Natasha Cazenave è stata nominata alla direzione dell’Esma al posto della stessa Ross, che tra l’altro lavora già da dieci anni in questa agenzia europea e rischia di rimanerci per altri dieci, visto che la presidenza dura 5 anni rinnovabili. Inoltre, da poco anche l’olandese Petra Hielkema è stata nominata alla presidenza dell’Eiopa, l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali. Dunque, equilibrio di genere garantito, ha sostenuto anche il ministro dell’Economia Daniele Franco negli ultimi vertici che hanno trattato la questione, prima della pausa estiva.

Ma evidentemente Berlino voleva una sua connazionale per l’Esma. Il gender in questo caso è servito semplicemente a conquistare la carica, facendo leva sulle connessioni internazionali di cui la Germania dispone più di ogni altro Stato membro e sconvolgendo il metodo finora usato.

E così, se finora non si è mai votato per queste cariche, ora il nuovo precedente rischia di pilotare le nomine future: in base agli equilibri tra gli Stati e non più in base alle competenze. Stavolta, secondo fonti Ue, l’aggravante è il sospetto che abbia avuto un peso particolare proprio Scholz, candidato alla cancelleria tedesca per le elezioni di domenica, in testa ai sondaggi, ormai considerato, a livello Ue, il possibile leader tedesco del futuro, con tutta la deferenza che ne consegue.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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