Scontrino e ricevuta fiscale, come capire se è irregolare

Ecco i metodi per verificare se uno scontrino o una ricevuta sono validi e in regola

A incassare il colpo più duro sono i cittadini: uno scontrino su tre è irregolare. E’ impressionante il bilancio delle verifiche sul rilascio di documenti fiscali fatte dalla Guardia di Finanza negli esercizi commerciali italiani, bar e nei ristoranti in testa. Se si conta poi che, per scontrini fuori norma o “dimenticati”, sono arrivate al 117 la bellezza di 60mila segnalazioni da gennaio a novembre scorso, il fenomeno assume proporzioni notevoli. In particolare in Campania e in Toscana, dove le richieste di intervento sono lievitate raggiungendo il 140% in più rispetto all’anno precedente.

A confermare i timori degli acquirenti ci hanno pensato i numeri: degli oltre 447mila accertamenti nel 2012 è emerso che il 32% degli esercenti non rispettava la legge. Ma come è possibile verificare se una ricevuta o uno scontrino sono validi? La prima cosa da controllare è che contenga il nome dell’azienda venditrice, la ragione sociale, e il suo indirizzo con partita Iva. Devono essere presenti anche i dati contabili dell’operazione (corrispettivi, rimborsi, eccetera), la data, l’ora di emissione e il numero progressivo. Ma, soprattutto, il logotipo fiscale e il numero di matricola del registratore. Insomma, una verifica complessa solo all’apparenza, che un occhio attento, nel dubbio, può fare piuttosto rapidamente.

Attenzione invece per le fatture: in alcuni casi, se non richieste prima dal cliente, non c’è obbligo. Si tratta di esercizi autorizzati alla vendita al dettaglio, artigiani che vendono i propri oggetti nei laboratori, i fornitori di prestazioni alberghiere, somministrazione di alimenti e bevande, prestazioni di servizi in locali aperti al pubblico o nell’abitazione dei clienti. E lo stesso vale per chi trasporta persone, veicoli e bagagli, istituti di credito per servizi di custodia di titoli e altri servizi e altri soggetti che fanno servizi come assicurazioni, finanziamenti e perfino affitti.

Se da un lato, quindi, il rischio di venire ingannati c’è, dall’altro il pericolo di cadere in errore è dietro l’angolo pensando, magari, che un cinema, un tabaccaio o un giornalaio siano evasori perché non rilasciano scontrini fiscali. Così non è, nonostante valga in linea di massima  il principio secondo il quale “ogni vendita deve essere in qualche modo certificata”. La lista degli “esenti” è particolarmente lunga ed è necessario fare attenzione per non essere travolti dal clima “anti-evasori” nonostante chi elude il fisco sia sempre dietro l’angolo. Scopri chi può non emettere lo scontrino.

Se si aggiunge il fatto che astuzie e leggerezze procurano danni irreparabili alle casse dello Stato e, di conseguenza, alle famiglie, il gioco è fatto. Anche perché, a risentirne sono sempre più spesso i commercianti onesti che si trovano a combattere i concorrenti (sleali) ad armi impari. Secondo i dati della Guardia di Finanza l’evasione è infatti una ferita ancora aperta e sempre in agguato. In complesso nel 2012 le Fiamme Gialle hanno scoperto 8.617 evasori totali che hanno occultato redditi al Fisco per 22,7 miliardi di euro. A questi si sommano altri 16,3 miliardi riferiti a differenti tipi di fenomeni evasivi. Per un totale di 39 miliardi che mancano all’appello e che gravano tutti o quasi sulle spalle di chi le tasse le paga.