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Turchia verso ban criptovalute per contrastare fuga capitali

Fabio Carbone
·3 minuto per la lettura

La lira turca non se la passa bene da alcuni anni a questa parte. Di recente avevamo affrontato l’argomento, spiegando che il “dittatore” Erdogan, come lo ha etichettato il presidente del Consiglio Mario Draghi, è convinto del fatto che per dare respiro all’economia della Turchia in affanno da anni sia necessario abbassare i tassi di interesse per abbassare l’elevata inflazione.

Per questo motivo ha già esonerato tre governatori della Banca centrale della Turchia, ma a quanto pare non è bastato e quindi ora per scongiurare la fuga dei capitali verso l’estero, il signor Ergodan non è più disposto a tollerare le criptovalute.

Con il cambio del governatore della banca centrale è cambiato qualcosa, quindi, e ora si punta alla chiusura dei canali che consentono ai turchi di salvare il loro potere economico, ovvero la tecnica che tutti usano quando i propri governi sono sull’orlo della banca rotta: la fuga dei capitali all’estero.

La notizia che la Turchia chiuderà i rubinetti ufficiali delle criptovalute, ha subito avuto un effetto negativo sul prezzo delle criptovalute. Il prezzo del bitcoin (BTC), che nei giorni precedenti aveva fissato un nuovo provvisorio ATH, ha arrestato la sua corsa.

Per inciso. Il crollo delle ultime 24 ore circa, non è da imputare del tutto alla notizia che giunge dalla Turchia. Dopo la forte crescita dei prezzi delle criptomonete, un take profit robusto era nell’aria. Probabile che il ban della Turchia alle criptovalute abbia meglio “giustificato” il take profit.

Il ban delle criptovalute in Turchia

La Banca centrale delle Repubblica di Turchia, ha emanato un avviso pubblico con il quale spiega che a partire dal 30 aprile 2021 partirà il disuso delle criptovalute nei pagamenti.

Questo ha molti risvolti negativi nell’immediato, ma non completamente sul lungo periodo e spieghiamo subito il perché.

Nell’immediato gli effetti negativi riguarderanno il prezzo delle criptovalute che, “impaurite” dal blocco, retrocederanno.

Ma nel lungo periodo i turchi, come hanno già fatto altre popolazioni, troveranno i modi di continuare a scambiare criptovaluta aggirando i divieti ufficiali della Banca Turca. Non dimentichiamo la natura decentralizzata delle criptovalute, questa è la loro essenza, ed è il motivo per cui sono nate.

Ricordando il ban della Cina nel 2017

Basterebbe ricordare il ban del governo cinese alle criptovalute del 2017 e poi il divieto di istituire offerte iniziali di moneta (ICO), sempre in quell’anno. La Cina rappresentava ben il 40% del mercato mondiale delle criptovalute di allora. Eppure, nonostante il ban, le criptovalute stabilirono record di prezzo senza precedenti.

In definitiva, se il ban alle criptovalute della Cina, con 1,4 mld di popolazione residente, non ebbe l’effetto sperato, avrà effetto prolungato sui crypto asset la decisione di un “dittatore” che tenta di salvare la lira turca con metodi economici nefasti per i poveri turchi e la loro economia?

Una spinta verso i DEX e gli AMM

Il ban della Turchia alle criptovalute, in realtà non fa che incentivare gli exchange decentralizzati (DEX) e gli automated market makers (AMM), come Uniswap (UNI), come IDEX, AirSwap, Bancor, SushiSwap e tante altre piattaforme decentralizzate nate anche su Stellar e su TRON.

Fare trading su DEX ed AMM sviluppati su Ethereum, al momento è scoraggiante a causa dei costi elevati delle transazioni, ma altre piattaforme più performanti ed economiche crescono e la stessa Ethereum nei prossimi anni fornirà un sistema economicamente sostenibile.

Gli Stati, quindi, potranno anche istituire leggi con cui bloccano ufficialmente le criptovalute, ma le piattaforme di scambio decentralizzate garantiranno le transazioni.

Come ha detto di recente “crypto mom”, la signora Hester Peirce, Commissaria della SEC, per fermare le criptovalute bisogna spegnere Internet.

This article was originally posted on FX Empire

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