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Unicredit-Mps, per l'Ue va bene anche lo spezzatino

·3 minuto per la lettura
A man walks on January 25, 2013 past the headquarters of the Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS), the world's oldest bank to adopt a government aid plan amid revelations of a derivatives scandal. A media report on January 22 that said BMPS would book a 220 million euro ($293 million) loss on a three-year-old derivative contract was a heavy blow for the floundering bank, which is concluding a deal with the government for 3.9 billion euros in state aid.      AFP PHOTO / FABIO MUZZI (Photo by FABIO MUZZI / AFP)        (Photo credit should read FABIO MUZZI/AFP via Getty Images) (Photo: AFP via Getty Images)
A man walks on January 25, 2013 past the headquarters of the Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS), the world's oldest bank to adopt a government aid plan amid revelations of a derivatives scandal. A media report on January 22 that said BMPS would book a 220 million euro ($293 million) loss on a three-year-old derivative contract was a heavy blow for the floundering bank, which is concluding a deal with the government for 3.9 billion euros in state aid. AFP PHOTO / FABIO MUZZI (Photo by FABIO MUZZI / AFP) (Photo credit should read FABIO MUZZI/AFP via Getty Images) (Photo: AFP via Getty Images)

L’operazione con cui Unicredit dovrebbe acquistare la ‘parte buona’ del Monte dei Paschi di Siena non è ancora formalmente sul tavolo di Margrethe Vestager, la commissaria europea competente in materia. Perché ancora non è stata formalizzata a Bruxelles, riferiscono fonti europee. Ma all’Ue andrebbe bene anche il cosiddetto ‘spezzatino’, detestato dalle forze politiche in Italia a cominciare dal Pd, tutte attente a non rescindere il legame della banca con la città Siena, per giunta centrale nella sfida elettorale per le suppletive d’autunno.

Il motivo è presto detto. La normativa europea interviene in operazioni del calibro Unicredit-Mps perché sollevano problemi di carattere europeo e non solo nazionale. Le regole proibiscono le acquisizioni che creino ‘super gruppi’ europei che ridurrebbero la concorrenza nel mercato unico. È per questo motivo che a Bruxelles l’opzione di spezzettare l’istituto senese tra più acquirenti non è per niente scartata. Anzi, potrebbe essere addirittura favorita.

Ma ancora non siamo a questo punto. L’operazione eventuale che Unicredit sta discutendo con il Tesoro non è ancora stata formalizzata a Bruxelles. Molto probabilmente l’atto verrà notificato al termine dei 40 giorni che l’istituto di credito e l’azionista pubblico si sono dati per trattare. Vale a dire: nella prima metà di settembre.

Da quel momento in poi, cioè dall’atto della notifica, la Commissione Europea ha 25 giorni di tempo per verificare che l’operazione non pregiudichi la concorrenza. Se questa prima fase dell’inchiesta Ue non dovesse portare ad una conclusione soddisfacente, gli uffici della commissaria alla Concorrenza Vestager possono aprire una ‘fase 2’ di verifica, con un tempo limite di 90 giorni. In sostanza, se dovesse essere sufficiente solo la prima fase della verifica Ue, il verdetto di Bruxelles potrebbe arrivare in autunno, sempre che l’operazione venga notificata a Palazzo Berlaymont a settembre. Altrimenti, se dovesse essere necessaria una seconda fase dell’inchiesta, il responso potrebbe arrivare all’inizio del nuovo anno. In ogni caso, il termine europeo per rimettere in ordine Mps è il 2022.

Naturalmente, il fatto che l’operazione non sia ancora stata notificata non vuol dire che sia fuori dai radar europei. Il Monte di Paschi di Siena, del resto, è sempre stato nei riflettori, almeno dal primo salvataggio da parte del governo Monti. Vale a dire dall’epoca in cui il tema delle banche in crisi cominciò a mietere vittime tra i risparmiatori e a diventare popolare, alimentando anche l’anti-europeismo, soprattutto con il salvataggio della Banca Tercas, bocciato dalla Commissione Europea come aiuto di Stato anche se non lo era, come ha decretato più recentemente la Corte di giustizia Ue. Peccato che dopo Tercas lo Stato non abbia più potuto mettere mano alla questione, è intervenuta la normativa europea sul ‘bail in’, i danni per gli obbligazionisti di banche in crisi come Etruria e le venete sono stati diffusi, con effetti anche sulle tendenze politiche e sulla crescita dei populismi.

Insomma, anche Bruxelles dovrà maneggiare con cura l’affare Mps. O meglio: il nuovo capitolo Mps, ancor più cruciale in epoca di Next Generation Eu, che obbliga gli Stati a mettere in ordine il settore bancario, uscito ulteriormente affaticato dalla crisi del covid che ha aumentato i crediti deteriorati (Npl).

”L’operazione Unicredit-Mps è l’ennesima manovra a carico dei contribuenti”, dice Letizia Giorgianni, presidente associazione Vittime Salva Banche sulla trattativa in esclusiva tra Mef e Unicredit per Mps. “Tutto questo - afferma Giorgianni via social - ci ricorda esattamente le clausole pretese da Banca Intesa per acquisire le due banche popolari venete. Il ministro che allora stese quel decreto-legge a favore di Banca Intesa era Padoan che ora è il presidente di Unicredit, e che da ministro del Tesoro salvò Mps nel 2017 per essere eletto a Siena nel 2018. Cambiano i governi ma le ricette del Pd per le crisi bancarie non cambiano. Privatizzare i profitti e scaricare su noi contribuenti le perdite”. Perché il punto più sensibile di tutta la storia è che Unicredti rileverebbe la parte in salute dell’istituto, mentre i crediti deteriorati rimarrebbero al Tesoro.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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