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Zona euro, recessione potrebbe non essere così profonda come previsto -Pmi

Bandiere dell'Unione europea davanti la sede della Commissione europea a Bruxelles, in Belgio

LONDRA (Reuters) - L'attività delle imprese della zona euro si è contratta meno di quanto previsto alla fine del 2022, mentre si allentano le pressioni sui prezzi.

È quanto emerge da un'indagine che suggerisce che la recessione nell'area potrebbe non essere così profonda come previsto.

Il final composite Purchasing Managers' Index(Pmi) di S&P Global per la zona euro, considerato un buon indicatore della salute economica della regione, è salito a 49,3 a dicembre rispetto a 47,8 di novembre, superando la stima preliminare di 48,8.

Sebbene da luglio l'indice sia rimasto al di sotto della soglia di 50, che fa da spartiacque tra la crescita e contrazione, ha registrato a dicembre un massimo di cinque mesi. I dati finali sono stati compilati in anticipo rispetto al solito il mese scorso a causa delle festività natalizie.

"L'economia della zona euro ha continuato a deteriorarsi a dicembre, ma la forza della flessione si è attenuata per il secondo mese consecutivo, indicando provvisoriamente una contrazione dell'economia che potrebbe essere più lieve di quanto inizialmente previsto", ha detto Joe Hayes, analista di S&P Global Market Intelligence.

"Ciononostante, i risultati del sondaggio non indicano che l'economia della zona euro possa tornare presto a una crescita significativa e stabile", ha aggiunto.

Un sondaggio Reuters di dicembre prevedeva che l'economia della regione si sarebbe contratta dello 0,3% lo scorso trimestre e dello 0,4% questo trimestre.

La domanda complessiva è diminuita per il sesto mese consecutivo, anche se a un ritmo più contenuto di quanto si pensasse inizialmente. L'indice Pmi delle nuove imprese è rimbalzato a 47,0 da 45,8, superando ampiamente la stima flash di 46,5.

Il Pmi relativo al settore dei servizi, predominante nell'area, è salito fino a sfiorare il punto di pareggio, registrando un 49,8 rispetto al 48,5 di novembre. La stima preliminare era di 49,1.

Le pressioni sui prezzi nel settore si sono attenuate il mese scorso, pur rimanendo elevate. L'indice dei prezzi alla produzione è sceso a 61,0 da 62,3, il più basso da agosto.

Questo dato sarà probabilmente accolto con favore dai policy maker della Banca centrale europea, che hanno inasprito la politica monetaria per cercare di contenere l'inflazione, che si è mantenuta notevolmente al di sopra del target.

(Tradotto da Chiara Bontacchio, editing Stefano Bernabei)