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Banche e tassi usurai alle aziende. Perché l'Abi non è intervenuta

Fabrizio Arnhold

Tassi troppo alti che diventano da usura. Anche le banche, in Italia, prestano soldi “a strozzo” alle imprese. Interessi oltre l’accettabile, spesso oltrepassano i limiti stabiliti dalla Banca d’Italia, senza che nessuno faccia nulla. Gli imprenditori soffocano per la crisi e per i debiti con le banche che aumentano esponenzialmente. Un fenomeno preoccupante in un momento di stretta creditizia, ancora più grave perché riguarderebbe trasversalmente tutti gli istituti di credito. Difficile quantificare le cifre perché spesso le banche risolvono i contenziosi con accordi tra privati, prima di arrivare in Tribunale. Nell’attesa che Abi e Banca d’Italia si decidano a intervenire. Il tessuto imprenditoriale del nostro Paese si fonda sulle piccole e medie imprese. Realtà aziendali che non possono sostenere un aumento incontrollato dei debiti.

Spesso, però, queste aziende decidono di rivolgersi a consulenti esterni solo quando notano che i costi di gestione dei loro conti correnti sono aumentati. Tra queste società di consulenza c’è anche la bresciana Sdl Centro Studi. Stiamo parlando di una realtà con una trentina di dipendenti, unica nel settore di riferimento perché offre gratuitamente il primo screening sui conti. E negli ultimi due anni e mezzo di conti ne sono stati controllati ben 29mila, intestati ad aziende delle quali oltre il 90 per cento ha avuto dei problemi con le banche. Nel 2010 l’avvocato di Brescia, Serafino Di Loreto, responsabile legale della Sdl, si è occupato di un fallimento. I conti dell’impresa erano gonfiati di voci di spesa al limite dell’usura per interessi non dovuti estorti dagli istituti di credito. Senza quella sfilza di costi in più, pretesi dalla banca, l’azienda non sarebbe fallita.

L’accertamento della Sdl è stato meticoloso e ha rispettato tutte le procedure. Per prima cosa si è verificato che il tasso applicato fosse o meno inferiore a quello considerato d’usura. Ogni trimestre la Banca d’Italia comunica i tassi “soglia” su base annua oltre i quali non si può sconfinare. La Sdl, inoltre, ha verificato anche la presenza di anatocismo, ossia l’applicazione di interessi sugli interessi maturati che fanno crescere, moltiplicandolo, il debito. “Il risultato degli accertamenti è per molti versi inaspettato”, ha commentato l’avvocato Di Loreto, a L’Espresso. “Tendenzialmente non sei portato a credere che una banca possa fare una cosa del genere”. Su 9mila e 845 imprese analizzate dalla Sdl, con sede in Piemonte, Lombardia, Veneto e Toscana, il 90 per cento dei conti presentava usura e anatocismo. Secondo i calcoli, verificati anche da commercialisti esterni, quello che le banche non avevano diritto di pretendere oscillava tra il 30 e il 70 per cento in base alle banche a ai conti correnti.

In questo scenario, allarmistico per le aziende italiane, l’Abi (Associazione bancaria italiana) non interviene. Motivo? Formalmente non sono tenuti ad esercitare un controllo sui loro soci. Peccato che già nel gennaio 2011 proprio dall’Abi arrivava l’invito a “adeguare la normativa anti-usura”. A distanza di due anni e mezzo, nulla di fatto. Il controllo sui tassi applicati, comunque, lo dovrebbe garantire anche Banca d’Italia che, però, sostiene come “sia difficile rilevare un criterio di calcolo uniforme nelle denunce per usura”. Insomma, mentre gli organi di controllo e vigilanza provano a trovare una soluzione al problema, le banche continuano a fare quello che vogliono. Pochi giorni fa, due direttori di un istituto di credito di Adria, in provincia di Rovigo, sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di usura. Dal 2004 al 2009, si sono succeduti alla direzione della filiale che gestisce molti conti correnti di aziende specializzate nell’allevamento di bovini. Due aziende agricole, in ginocchio per la crisi, hanno deciso di rivedere tutti i bilanci e le spese del conto, arrivando a denunciare la banca per i finanziamenti dal tasso d’interesse elevatissimo. Addirittura superiore alla soglia massima stabilita per le aziende in difficoltà economica.