Cipro, slitta il piano di salvataggio UE. E l'isola diventa il paradiso fiscale della Russia

Che la lingua della crisi sia principalmente il greco non ci sono ormai dubbi. Ma non è di Atene che stiamo parlando, bensì di Cipro, sotto l'occhio attento del vertice dell'Eurogruppo previsto oggi a Bruxelles. All'ordine del giorno, infatti, il piano di salvataggio dell'isola, nonostante sia opinione comune che il tutto verrà posticipato alla fine di marzo.

I motivi dello slittamento sono due: intanto perchè è stato confermato il prolungamento del prestito di 2,5 miliardi da parte della Russia nei confronti di Nicosia. Ma l'altro motivo è puramente politico e riguarda i timori e le diffidenze che gli Stati della UE - Germania in primis - nutrono nei confronti del presidente dell'isola, Demetris Christofias e dei suoi rapporti con la Russia. Anzi, sono proprio questi rapporti con Mosca e il riciclaggio di denaro russo - come scrive il Financial Times - nel settore bancario europeo che non piacciono Bruxelles. Così la decisione unanime è quella di attendere il prossimo turno elettorale, anche perchè l'attuale leader cipriota si rifiuta di sottoscrivere ogni tipo di accordo previsto nel Memorandum d'Intesa della Troika per ottenere gli aiuti necessari.

Una crisi, quella cipriota, di impatto minore rispetto ad Atene. Eppure Cipro è strettamente collegata con la crisi greca. Una crisi iniziata nel 2008, quando la recessione ha iniziato a colpire duramente la Grecia, portando la piccola isola in crisi di esportazioni e con le sue principali banche esposte verso i debitori greci per 17,5 miliardi di euro. Una recessione che ha subito colpito i suoi titoli di Stato, ridotti a spazzatura, portandola a chiedere a fine 2012 un prestito di 2,5 miliardi, elargito dal governo russo, per sopperire alla crisi dei mercati finanziari.

Così Cipro, secondo i servizi segreti tedeschi, sarebbe diventata, pur di evitare il default senza l'aiuto della UE, un paradiso fiscale per Mosca. E salvare il sistema bancario di Cipro significherebbe così favorire il riciclaggio di fondi e l'evasione fiscale russa. Un fattore non poco irrilevante per Berlino, che si rifiuta di salvare l'isola a queste condizioni.
Una strategia, quella russa, non solo economica, ma anche geopolitica, basata sullo sfruttamento del malcontento di quella parte dell'isola nelle mani di amministrazioni filo-turche per rimanere al di fuori dell'influenza europea. Così la UE sarebbe pronta ad  un piano di salvataggio più soft, meno drastico di quello lacrime e sangue di Atene o della Spagna, ma potrebbe far sorgere controversie tra gli Stati dell'Eurozona e all'interno dei mercati. Innanzitutto perchè misure di aiuti più blande sarebbero viste negativamente sia dai mercati finanziari che dalle popolazioni europee, Grecia in primis. Al contrario, però, non aiutare Cipro significherebbe il fallimento dell'isola e il relativo allontanamento dalla UE.
Decisioni importanti, il cui responso non avverrà prima del 17 febbraio, giorno delle elezioni presidenziali.