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Immanuel Kant e la filosofia della libertà

Francesco Simoncelli
 

Se si vuole capire la base morale di una società libera, non ci potrebbe essere posto migliore dove cominciare se non col pensiero di Immanuel Kant. Lui è il filosofo morale più significativo e ampiamente discusso della storia. Ed era consapevolmente un liberale illuminista che credeva nel governo limitato e nella massima libertà.

Diamo uno sguardo agli elementi del suo ragionamento morale e politico in favore della libertà.

La buona volontà e la legge morale

Nella sua prima opera di filosofia morale, I fondamenti della metafisica dei costumi, Kant cerca di sistematizzare le nostre intuizioni morali comuni al fine di darci un metodo per districare le controversie morali — cioè, questioni in cui la nostra coscienza o intuizioni non sono d'accordo con gli altri oppure non sono chiare.

Egli osserva che l'unica cosa incondizionatamente buona in tutto il mondo, secondo la comprensione comune, è la buona volontà. La fortuna, la salute e anche la felicità in senso lato, non sono incondizionatamente buone perché quando sposate con una cattiva volontà diventano una fonte di condanna per uno spettatore imparziale. Non applaudiamo all'uomo cattivo che realizza i suoi obiettivi e cavalca verso il tramonto assaporando la sua vittoria. Lo condanniamo e speriamo che i suoi piani cadano a pezzi. Più importante che essere felici è essere degni della felicità, cioè, avere una buona volontà.

Su questo punto, Ayn Rand, fondatrice dell'oggettivismo, interpretò male Kant. Lei credeva che egli fosse un “altruista”, secondo il cui pensiero fosse degno di lode sacrificare la felicità. Kant ritiene, come la maggior parte di noi, che la felicità non dovrebbe motivarci, dovrebbe essere il dovere invece a motivarci. L'obbedienza alla legge morale — il dovere — è la cosa più importante, ma anche la felicità è auspicabile.

Kant osserva che un presupposto importante per la responsabilità morale è il fatto che noi esseri umani conferiamo la nostra volontà alla legge morale. Noi diciamo a noi stessi: “Questa è la cosa giusta da fare, e così farò.” Non sappiamo come sia possibile determinare liberamente la nostra volontà, ma deve essere possibile se dobbiamo considerarci come esseri moralmente responsabili.

L'imperativo categorico

La legge morale prende la forma di un imperativo incondizionato o categorico. Si dice, per esempio, “Non uccidere, anche se puoi raggiungere i tuoi obiettivi in ​​questo modo.” Non è un imperativo ipotetico del tipo “Se non vuoi bruciarti la mano, non toccare la stufa calda,” o “Se non vuoi andare in prigione, non commettere un omicidio”. Comanda la nostra volontà indipendentemente dai nostri obiettivi.

Kant pensa che tutti i comandi morali particolari si possano riassumere in uno fondamentale: l'imperativo categorico. Assume tre forme, ma ne citerò solo due qui.

Una forma dell'imperativo categorico si concentra sulla nozione che gli esseri umani siano speciali a causa della loro responsabilità morale. Kant suppone che questa capacità conferisca ad ogni individuo una dignità, non un prezzo. Ciò significa che non dobbiamo barattare i diritti legittimi e gli interessi di qualsiasi essere umano per altri scopi. Non dobbiamo trattare gli altri, o noi stessi, come un mezzo per qualche altro fine, ma sempre come fini in noi stessi.

L'altra, la forma forse più frequentemente citata riguardo l'imperativo, è altamente astratta: “Agire sempre secondo quella massima che si può trasformare in legge universale della natura”. In altre parole, pensate al principio o alla regola che giustifica l'azione; quindi cercate di capire se sia universalizzabile. Se sì, si tratta di un principio accettabile o una regola da seguire; in caso contrario, non lo è. “Rubare quando posso ottenere un vantaggio” non è universalizzabile, perché implica che gli altri possano rubare da me, cioè, prendere quello che ho contro la mia volontà. Ma non posso volerlo se è contro la mia volontà.

Diritti e libertà

Questa comprensione della dignità del singolo essere umano implica che le persone abbiano diritti, in altre parole, abbiano un dovere esecutivo di rispettare le libertà di tutte le persone.

Quindi non possiamo calpestare la libertà di una persona per aiutarne una o molte altre (contrariamente al cosiddetto “atto utilitarista”). Per esempio, sarebbe sbagliato uccidere una persona sana per distribuire i suoi organi a diverse altre invece malate, anche se così facendo si salverebbero due o più vite. Ogni persona ha una dignità che non deve essere calpestata.

(Un'altra cattiva interpretazione di Kant recita che le intenzioni siano l'unica cosa che importa e che sia possibile ignorare le conseguenze delle proprie azioni. Al contrario, ignorare le conseguenze significa agire con cattive intenzioni. I consequenzialisti differiscono da Kant perché credono che debbano essere prese in considerazione solo le conseguenze aggregate delle azioni. La teoria politica di Kant è individualista, mentre le teorie dei consequenzialisti sono inevitabilmente collettivistiche.)

In un saggio dal titolo “Teoria e pratica” (abbreviazione di un titolo molto più lungo), Kant fornisce una panoramica sulla sua teoria politica. Una volta che uno stato civile viene istituito per proteggere i nostri diritti:

Nessuno mi può costringere ad essere felice in accordo con la sua concezione di benessere, poiché ognuno può cercare la propria felicità in qualunque modo ritenga più opportuno, fintanto che non leda la libertà degli altri nel perseguire un fine simile e che possa essere conciliato con la libertà di tutti gli altri all'interno di una legge praticabile e generale — vale a dire, deve essere conforme agli altri lo stesso diritto di cui lui stesso gode.

Kant, di conseguenza, approva la legge di eguale libertà: tutti dovrebbero avere la massima libertà nel perseguire la felicità in linea con il modo in cui viene perseguita da tutti gli altri, o quello che alcuni libertari hanno definito il “principio di non aggressione”. Questo principio si applica anche in presenza di un governo, non solo nello stato di natura.

L'eguale libertà di ogni soggetto in uno stato civile, dice Kant, “è, invece, perfettamente coerente con la massima disuguaglianza della massa in base alle sue caratteristiche, siano esse riguardanti la superiorità fisica o mentale sugli altri, o la proprietà fortuita di qualcosa o diritti particolari (di cui ve ne possono essere molti) rispetto agli altri.” Kant non è rawlsiano; è un liberale classico che si rende conto che la libertà sconvolge i modelli e dovrebbe essere preservata nonostante ciò.

Nello stesso saggio, Kant sostiene il punto di vista di Locke sul contratto sociale. Uno stato legittimo con un diritto di governare può emergere solo dopo un consenso unanime al contratto iniziale. Fare altrimenti significherebbe violare i diritti di coloro che non acconsentono. Sappiamo che il consenso unanime al contratto sociale è qualcosa che è accaduto raramente nella storia umana, e quindi la teoria dei diritti individuali di Kant ci impone un rifiuto dell'autorità politica.

Se rifiutiamo l'autorità politica, lo stato più grande che possiamo forse giustificare è uno stato minimo, e, secondo alcuni, nemmeno quello.

Il liberalismo kantiano

La filosofia morale di Kant giustifica forti diritti individuali contro la coercizione. L'unica giustificazione alla coercizione nella sua filosofia sembra essere la difesa dei diritti propri o di quelli degli altri. Il suo governo ideale, quindi, sembra essere estremamente limitato e che incentivi il libero gioco dell'immaginazione dei cittadini, delle imprese e degli esperimenti nella vita.

Kant prende alcune posizioni strane su particolari posizioni morali. Ha una visione strana del matrimonio, come una sorta di reciproca servitù, nega che vi sia un diritto di resistere ad un governatore ingiusto, e pensa che la menzogna sia sempre sbagliata. Trovo che Kant sia più convincente quando parla dell'astratto, quando si occupa di questioni filosofiche fondamentali.

Qualunque sia la vostra opinione sul suo lavoro, Immanuel Kant merita di essere letto dai liberali classici e dai libertari. I suoi contributi al liberalismo sono importanti e ancora sottostimati.

Di Jason Sorens

Traduzione di Francesco Simoncelli

Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online